La mia vita con John F. Donovan – La Recensione

La recensione della nuova opera di Xavier Dolan con Kit Harington e Thandie Newton...
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Gloria e tossicità. Un binomio che molto spesso accompagna l’esistenza delle celebrità, così come accade ne La mia vita con John F. Donovan, prima esperienza internazionale dell’enfant prodige del cinema francese, Xavier Dolan. E se volessimo aggiungere idolatria, il quadro drammatico di questo secondo debutto sarebbe completo.

L’ossessione di Rupert nei confronti del divo John F. Donovan infatti rasenta la fede verso la divinità, accompagnandolo per tutta la vita fino a trasformarlo in una copia altrettanto affermata e complicata. Seguendo questa semplice premessa, sarà naturale ritrovare in entrambi i protagonisti tracce di Xavier Dolan e di tutta la sua produzione: la carica pop (di Adele), i flashback spezzati che scandiscono il ritmo narrativo, la pressione emotiva tipica dei drammi familiari e, in ultima analisi ma non per importanza, la riflessione sull’impatto dei modelli nella crescita personale di ogni individuo, che siano essi reali o illusori.

E col senno di poi, anche la scelta del cast non poteva ricadere su nomi più adatti, a partire da Kit Harington e Thandie Newton, idoli indiscussi di un’intera generazione televisiva, incapaci però di reggere il peso della notorietà – e ci riferiamo naturalmente al difficile momento di Harington. Insieme a Susan Sarandon, Natalie Portman e Katy Bates, i due protagonisti sono calati in un’atmosfera molto intima, che per questo appare a tratti disconnessa ed esagerata.

L’elemento che salva La mia vita con John F. Dolan dal flop è l’entusiasmo dirompente del suo giovane autore: nonostante la strada sia stata già ampiamente percorsa più di una volta, Xavier Dolan continua a sprigionare quella carica adolescenziale e quell’attitudine naturale verso la macchina da presa che hanno permesso al suo nome di brillare. Ma il fuoco del successo deve essere mantenuto e per la prossima occasione Dolan dovrà farsi trovare pronto al cambiamento.

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Martina Amantis

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