La Mummia

La nostra recensione del reboot diretto da Alex Kurtzman, con Tom Cruise e Sofia Boutella. Dall'8 giugno al cinema
La Mummia

Nel mondo del blockbuster, gli ingredienti per il successo sono pochi ma essenziali: divertimento, ritmo e una buona dose di azione. Nonostante La Mummia non abbia mai avuto lo stesso fascino di altri compagni del genere horror, la Universal ha deciso di lanciare il suo nuovo Dark Universe popolato dai mostri più famosi della letteratura e del cinema partendo proprio dal reboot del film del 1999 con Brendan Fraser che, pur non brillando, era riuscito comunque a conquistare un piccolo spazio nel cuore di chi ha vissuto in quella generazione cinematografica. Il perché va ricercato proprio in quella combinazione di aspetti accennata sopra, la stessa utilizzata da Alex Kurtzman per provare a sorpassare il successo delle produzioni precedenti.

Dalla sua prima apparizione al cinema nel 1932 ad oggi, La Mummia ha decisamente cambiato connotati e, per questo debutto contemporaneo, lo studio ha puntato su una trasformazione radicale, scegliendo una donna come incarnazione del male ancestrale (Sofia Boutella) e Tom Cruise come protagonista maledetto. Ma non solo, il mostro bendato si propone come apripista di un futuro franchise che vorrebbe addirittura sfidare i numeri della Marvel e della DC Comincs, grazie a una schiera di creature inquietanti pronte a scontrarsi in nuovo universo condiviso, guidati da alcuni personaggi chiave presentati proprio in questo primo capitolo.

Ahmanet è una principessa egizia alla quale è stato strappato dalle mani il potere. Travolta da un impeto di vendetta, decide di stringere un patto con il Dio della Morte, Seth, finendo per essere seppellita viva lontana dalla sua terra, in una tomba-prigione costruita appositamente per arginarne la maledizione. Villian sinuosa e snodata, Sofia Boutella incarna alla perfezione la cattiva, quanto triste, figlia d’Egitto, riuscendo a catalizzare l’attenzione dello spettatore sia nelle parti dialogate che – soprattutto – in quelle di scontro con Tom Cruise, superando di gran lunga la performance della star di Hollywood.

Perchè purtroppo, il problema di fondo de La Mummia, sta proprio nel personaggio di Nick/Tom, che tenta goffamente di scimmiottare lo stile del precedente Brendan, annaspando tra battute comiche e inseguimenti con la schiera di non-morti risvegliati da Ahmanet. Assurdo sarebbe stato aspettarsi una grande prova di recitazione rispetto al genere del prodotto, o un guizzo interpretativo da parte di un attore mai arrivato a toccare, nemmeno con un dito, certe vette; ma proprio per questa sua naturale predisposizione verso il genere action, Tom Cruise incarnava il candidato perfetto per la pellicola, e le aspettative non sono state neanche lontanamente soddisfatte.

Se sarà o meno un franchise di successo, ancora non è dato saperlo. Il finale aperto a innumerevoli possibilità e la guida solida di Russell Crowe – convincente nei pochi minuti da Dott. Jekyll – ci lasciano una buona dose di curiosità, ma non certo di entusiasmo, vista la partenza decisamente fiacca e sotto tono. In questo momento il paragone con gli antagonisti cinecomic sembra un’assurdità, ma se la produzione saprà sfruttare la serie di volti noti già ingaggiati per il futuro del Dark Universe, e aggiungere quel tocco dark-horror mancante, allora le prospettive potrebbero aprirsi a nuovi scenari, anche più competitivi.

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