La musica classica e il cinema, in dieci scene

Quando l'opera incontra la settima arte, grazie alle intuizioni dei più grandi registi mondiali...
la musica

1961 – Accattone di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini inaugura la sua carriera cinematografica citando la Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach. L’opera, scritta dal compositore tedesco nel 1727, è la trasposizione musicale dei capitoli 26 e 27 del Vangelo secondo Matteo nella traduzione tedesca di Martin Lutero. Al termine del Seicento narrare la Passione di Cristo era consuetudine: grazie all’utilizzo di coro, solisti e orchestra, gli avvenimenti inerenti gli ultimi momenti della sua vita – arresto, morte e resurrezione – divennero spunti per musiche di grande peso, profonde e maestose. Il brano che qui troviamo nei titoli di inizio è intitolato Wir setzen uns mit Tränen nieder e rappresenta la chiusura della seconda parte della sinfonia sacra; l’andare della melodia è sofferto e cupo, proprio come la Roma povera, ignorante e vigliacca del protagonista, Vittorio Cataldi, e dello stesso Pasolini, giuntovi all’inizio degli anni Cinquanta. Accattone, nonostante le perplessità di Federico Fellini – che scelse di non produrre il film temendone l’inesperienza – segna in maniera indelebile la sua vita da intellettuale e regista cinematografico, alla vigilia di un altro capolavoro: Mamma Roma.

1964 – The Cat Above and the Mouse Below di Chuck Jones e Maurice Noble

Il gatto sopra e il topo sotto è il secondo dei 34 corti animati della serie Tom & Jerry, prodotto da Chuck Jones e distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer il 1º gennaio 1964. Tom veste i panni del baritono Thomasino Catti-Cazzaza, pronto a esibirsi in concerto ignaro dei guai che avrebbe vissuto per colpa di Jerry, nascosto sotto il palco. Protagonista è Il barbiere di Siviglia, opera buffa composta da Gioachino Rossini e tratta dall’omonima commedia di Pierre Beaumarchais del 1775. Presentata in anteprima il 20 febbraio del 1816 al Teatro di Torre Argentina di Roma, è tuttora considerata la sinfonia più famosa del compositore pesarese nonché l’opera buffa per antonomasia.

1968 – 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick

Il rapporto tra Stanley Kubrick e la musica andrebbe affrontato in un articolo a parte (lo fa molto bene Esquire), vi basti intanto sapere due cose: amava citare grandi autori del passato e questo faceva spesso imbestialire i compositori del cinema da lui scelti, contattati e poi messi da parte senza troppi fronzoli. Chiedere ad Alex North, autore della colonna sonora – cestinata – di 2001 odissea nello spazio. L’apertura di quello che è ancor oggi è ritenuto il miglior sci-fi di sempre è infatti accompagnata dalle note di Also sprach Zarathustra, uno dei poemi sinfonici più noti di Richard Strauss risalente al 1896. La melodia, carica di mistero ed energia allo stesso tempo, anticipa il senso del film stesso: un costante interrogativo sulla vita dell’uomo al di fuori del proprio pianeta natale, la Terra. L’intuizione del regista americano risulta così vincente da entrare per sempre nell’immaginario collettivo, dal wrestling – chiedere a Ric Flair – alla televisione (dal ’95 al ’96 il pezzo fu la sigla della testata giornalistica regionale della Rai).

Non solo Richard Strauss. 2001 odissea nello spazio ci presenta un altro spunto di fondamentale importanza: l’accostamento delle astronavi sospese intorno alla Terra a un valzer di oggetti metallici e stelle nell’oscura cornice dello spazio. Stavolta il brano è di un altro Strauss, Johan: Sul bel Danubio blu (An der schönen blauen Donau). Scritto dall’austriaco su insistenza dell’Associazione corale maschile di Vienna nel 1866, esso è riconosciuto a livello mondiale come uno fra i più famosi brani di musica classica di tutti i tempi.

1971 – A Clockwork Orange di Stanley Kubrick

Arancia Meccanica rappresenta il trionfo assoluto del rapporto tra Stanley Kubrick e la musica classica. In un solo film figurano citazioni quali l’ouverture del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini e le note della sua La gazza ladra; di Beethoven, invece, il secondo e quarto movimento, l’Inno alla gioia dalla Nona sinfonia. La trama racconta la storia di alcuni ragazzi scapestrati e folli, disturbati psicologicamente e inclini alla violenza più gratuita ed efferata. Proprio l’apertura de La gazza ladra – vivace e trionfale, quasi immortale – rappresenta l’invincibile e incosciente gioventù del protagonista, Alex DeLarge, vendicativo nei confronti dell’amico che aveva osato mancargli di rispetto. La scena citata – girata in slow motion – è tuttora la più celebre dell’intera pellicola.

1975 – Rollerball di Norman Jewison

L’apertura dello sci-fi distopico diretto da Norman Jewison – reduce dai trionfi di La Calda Notte dell’Ispettore TibbsIl Caso Thomas Crown e Jesus Christ Superstar – è accompagnata dalla Toccata e fuga in Re minore di Johann Sebastian Bach. Scritta quando ancora non aveva compiuto vent’anni, fra il 1702 ed il 1703, l’opera regala alla scena un mix di terrore e ansia, grazie all’utilizzo di un organo dalle tonalità forti e cupe. Nonostante Bach abbia da subito preso le distanze da quel tipo di produzione, da lui stesso ritenuta indisciplinata e fine a sé stessa, il brano rappresenta ancor oggi una delle più celebri e classiche composizioni di musica barocca.

1975 – Barry Lyndon di Stanley Kubrick

Per trovare un altro utilizzo significativo dell’opera nel cinema è necessario tornare alla produzione kubrickiana. Nel pluripremiato Barry Lyndon – manuale di regia su più livelli: fotografia, costumi e scenografia – la Sarabanda dalla Suite num. 4 in re minore HWV 437 tratta da Nove suite per clavicembalo di Georg Friedrich Händel fa da tema portante all’intero film. In un’intervista Kubrick dichiarò: «La musica del XVIII secolo non è molto drammatica. Sentii il tema di Handel, che fa da sottofondo a molte scene del film, suonato con una chitarra, e stranamente, mi faceva pensare a Ennio Morricone. Allora aggiungemmo i bassi e la musica si adattò perfettamente alla drammaticità della pellicola». Una curiosità sull’opera di Handel: fu pubblicata a Londra nel 1733 dall’editore John Walsh, con ogni probabilità senza il consenso del compositore tedesco naturalizzato inglese.

1979 – Apocalypse Now di Francis Ford Coppola

Tutta la crudeltà, la superbia e la follia della Guerra in Vietnam a opera dagli Stati Uniti è al meglio raffigurata dalla storica scena degli elicotteri di Apocalypse Now, resa ancor più emblematica dal Die Walküre di Richard Wagner. Rappresentato per la prima volta il 26 giugno 1870 a Monaco di Baviera per volontà di re Ludwig II di Baviera, il dramma musicale dell’autore tedesco viene utilizzato, nel film diretto da Coppola, dai militari statunitensi per spaventare i Viet-Cong su ordine del colonnello Kilgore. Piccola curiosità: per il film Il mio nome è Nessuno, Ennio Morricone usa un brevissimo passaggio della Cavalcata dentro il tema della banda il Mucchio Selvaggio.

1980 – Raging Bull di Martin Scorsese

La spina dorsale del Toro scatenato di Martin Scorsese si regge su tre opere del compositore livornese Pietro Mascagni: l’intermezzo della Cavalleria Rusticana, l’intermezzo del Guglielmo Ratcliff, la Barcarola del Silvano. I titoli d’inizio del film sono emblematici: il pugile Jake LaMotta (interpretato da Robert De Niro), personaggio vincente ma tormentato, sferra dei colpi sul ring. È da solo, sta combattendo contro se stesso, esempio magistrale di come anticipare e riassumere il senso di un’intera pellicola tramite l’uso di immagini e musiche, malinconiche e colme di rimpianti. Cavalleria rusticana, prima opera di Mascagni, ebbe un successo enorme a partire già dalla prima volta in cui venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, e tale è rimasto fino a oggi.

1990 – The Godfather: Part III di Francis Ford Coppola

Caso vuole che anche Francis Ford Coppola avrebbe optato, dieci anni più tardi, per lo stesso intermezzo musicale scelto da Scorsese in Toro scatenato: quello della Cavalleria rusticana di Mascagni. L’esecuzione non accompagna una singola scena, bensì l’intera chiusura del film. La musica dello spettacolo è presente nella storia raccontata da Coppola sia nel culmine d’azione finale – dove Michael Corleone urla in silenzio lo strazio dovuto alla perdita della figlia – sia nell’epilogo, dove l’intermezzo accompagna la sua morte solitaria. La degna conclusione di una trilogia straordinaria.

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Riccardo Cotumaccio

Sono un ragazzo di ventisette anni che parla di calcio in radio e lavora nelle scuole di Roma per avvicinare gli studenti al giornalismo. Particolarmente egocentrico e poco umile, sono certo di una cosa: quando scrivo di cinema sto bene.
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