La Storia Prima di Biancaneve – Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio

Indeciso e privo di incisività, La Storia Prima di Biancaneve - Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio non riesce a convincere sotto nessun aspetto
Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio

La confusione è il filo rosso che unisce l’inizio e la fine de La Storia Prima di Biancaneve – Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, film problematico sotto tutti gli aspetti, a partire da un titolo ormai diventato un vero e proprio rompicapo. A metà tra il prequel, il sequel e lo spinoff, il film dell’esordiente Cedric Nicolas-Troyan  è uno svogliato tentativo di riportare in scena la versione alternativa del mondo di Biancaneve già visto nel 2012 con Kristen Stewart nei panni di una principessa guerriera e Chris Hemsworth in quelli del Cacciatore; un tentativo poco riuscito di ringiovanire la fiaba conosciuta da tutti attraverso il cartoon Disney. Data la sua natura ibrida, questo film riporta sullo schermo solo alcuni dei protagonisti del primo capitolo, raccontandoci la nascita del Cacciatore e della sua amata (Jessica Chastain), ed introducendo la Strega di Ghiaccio (Emily Blunt), sorella del personaggio interpretato da Charlize Theron (che qui torna solo per far lievitare ulteriormente il costo del film).

Privo di qualsiasi tipo di epica, La Storia Prima di Biancaneve – Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio sembra una quest secondaria di un videogame fantasy, un’appendice opzionale che non aggiunge nulla alla storyline principale e che è spesso pervasa da un senso di tristezza ed inadeguatezza. Tutto lo svolgersi della vicenda sembra essere uno sbrigativo tentativo di portare in scena i personaggi principali del film, orchestrando una trama il cui unico scopo è quello di dare un pretesto a Charlize Theron per tornare ancora una volta nei panni di Ravenna, lasciando il resto della trama in balia di se stessa. Nemmeno due attrici della caratura di Emily Blunt e Jessica Chastain riescono a sostenere il peso di due personaggi spesso imbarazzanti per la loro semplicità, tratteggiati con una pochezza che rende il film una scialba messinscena di quasi due ore. Per dare credibilità al franchise (perché il film mira a questo) si sono voluti riproporre alcuni personaggi secondari del film precedente: dal principe di Sam Claflin ad al nano di Nick Frost, unico dei sette a comparire e per questo ulteriore motivo di tristezza.

Dopo un primo capitolo poco esaltante, la saga di Biancaneve si conferma come un blockbuster senza anima, messo in mano per l’ennesima volta ad un regista di poca esperienza, nella speranza che il grande cast potesse sopperire alle gigantesche mancanze di questa pellicola.

La Storia Prima di Biancaneve - Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio
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La Storia Prima di Biancaneve - Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
2 Commenti su questo post
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    Jason Reitman, Charlize Theron e Diablo Cody ancora insieme – abovetheline.it
    5 Aprile 2016 at 8:59
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    […] La Storia Prima di Biancaneve – Il Cacciatore e la… […]

  • Avatar
    Alice Attraverso lo Specchio – abovetheline.it
    20 Maggio 2016 at 9:12
    Rispondi

    […] Dopo La Storia Prima di Biancaneve – Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, sembra che quest’anno il cinema ispirato alla favole abbia scelto la via del prequel mascherato da sequel. Se l’insipido film con Chris Hemsworth e Jessica Chastain lo faceva con una formula narrativa confusa, Alice Attraverso lo Specchio utilizza l’idea del viaggio nel tempo per portarci nel passato dei suoi protagonisti, giocando con le linee temporali nel tentativo di dare uno spessore ad un film che non brilla per l’incisività della storia raccontata. Nonostante il sequel di Alice in Wonderland abbia perso Tim Burton, sostituito da un buon James Bobin, l’estetica tipica del regista è rimasta intatta; quella fatta di colori sgargianti ed ambientazioni posticce, personaggi colorati e macchiettistici, contribuendo a rendere il Sottomondo un luogo da incubo piuttosto che da sogno. I primi a pagare le conseguenze di tutto questo sono gli attori, nuovamente costretti a parodizzare se stessi, prigionieri di personaggi fatti di gesti e smorfie, di trucco pesante e sgradevole, tanto da riuscire a far somigliare il Cappellaio Matto contemporaneamente a Sweeney Todd e ad un personaggio di un programma televisivo per bambini. La stessa sorte tocca poi ad una trama che latita, aggrappata per gran parte del tempo ad un singolo spunto narrativo basato su un equivoco e cercando, grazie al mezzo del viaggio nel tempo, di costruire nel corso del film delle sottotrame mai introdotte a dovere. […]

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