La vedova Winchester

Helen Mirren è La vedova Winchester nel nuovo film dei fratelli Spierig. Ecco la recensione

Riuscire a spaventare il pubblico e a lasciarlo turbato anche dopo la fine della proiezione è davvero un merito di pochi capolavori del genere orrorifico. Sebbene la sua attrice protagonista, Helen Mirren, abbia dichiarato che si tratta più di un film sui fantasmi che di un horror, La vedova Winchester presenta tutti i cliché e il format tipico di quest’ultimo genere, non riuscendo però nell’intento accennato sopra.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film segue le vicende di Sarah Winchester, l’ereditiera della celebre industria delle armi Winchester. In seguito alla morte del marito e della figlia, la donna dedica le sue giornate alla costruzione di un’enorme magione al fine di ospitare gli spiriti maligni che la perseguitano, convinta che siano le anime uccise dai fucili dell’azienda di famiglia. Con l’obiettivo di estrometterla dalla sua stessa società, il consiglio invita lo psichiatra Eric Price nella tenuta per valutare il suo stato mentale, ma ben presto quest’ultimo scoprirà che i suoi tormenti sono reali.

Benché il titolo porti il nome della sua protagonista, il film rivolge la maggior parte della sua attenzione allo stereotipo del dottore scettico, colui che non crede negli spiriti ma poi dovrà ricredersi. È con lui che entriamo per la prima volta in questa immensa dimora, ne percepiamo un’aura di mistero e, sempre insieme a lui, siamo soggetti ai soliti jumpscares (una figura che improvvisamente si palesa di fronte, porte che si aprono, strani cigolii…). Ne risulta perciò offuscata la figura della vedova, il cui passato viene solo parzialmente rivelato, e da qui l’impossibilità di riuscire a comunicare fino in fondo la sua interiorità, gravata da una superficiale introspezione psicologica.

Messa perfino in secondo piano quella che sarebbe potuta essere la più grande attrattiva: la Winchester House. Costruita senza una logica, l’enorme casa non riesce fino in fondo a soggiogare lo spettatore, fallendo nel tentativo di trasmettere quel senso di inquietudine che sarebbe potuto scaturire da questa strana architettura, caratterizzata da stanze di diverse forme che si accavallano, e perfino di scale che arrivano al soffitto.

La vedova Winchester finisce per non sfruttare appieno le potenzialità della sua storia, risultandone il solito horror privo di inventiva da relegare nel dimenticatoio. Spaventare il pubblico facendo breccia nella sua psiche è un conto; spaventarlo soltanto mediante degli strategici effetti sonori è un altro. L’opera dei fratelli Spierig rientra nella seconda categoria.

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