La verità, vi spiego, sull’amore

La recensione dell'adattamento cinematografico del best seller firmato dalla blogger Enrica Tesio. Dal 30 marzo al cinema
la verità, vi spiego, sull'amore

L’amore è come una tempesta: finiti i fulmini, la pioggia e il vento incessante, rimangono solo i resti di tutto ciò che si è portato via. Faticosamente, bisogna pian piano rimettere in ordine, con la certezza che il sole tornerà presto a splendere. Questa la metafora più adatta per descrivere la vita di Dora, che dopo sette anni di matrimonio e due figli, viene letteralmente mollata dal marito; nessuna motivazione riesce a placare la sua sete di perchè, la confusione totale regna sovrana, al punto da farle perdere contatto con sè stessa. Riuscirà a uscire da questo blocco negativo e riabbracciare la serenità?

La verità, vi spiego, sull’amore ha origine da una delle numerose esperienze al femminile che il web ha visto nascere e proliferare con grande velocità negli ultimi anni. Un blog, TiAsmo, trasformato molto presto in best-seller, “La verità, vi spiego, sull’amore” appunto, firmato da Enrica Tesio, che ha conquistato immediatamente una grande fetta di pubblico con la sua speciale abilità nel dosare battute sagaci, sensibilità e humor tragi-comico anche, e soprattutto, nelle narrazioni più intime e delicate. Basterà farvi un giro sul suo profilo Facebook e andare a vedere l’adattamento cinematografico del suo libro (anche senza averlo letto) per comprendere per quale motivo la commedia firmata da Max Croci ha rovinato una base di partenza dal pontenziale incredibile.

Il regista infatti è l’ennesima vittima della convinzione che basti avere tra le mani un gioiello per far splendere la sua riproduzione; che lo stile comunicativo del web funzioni alla perfezione anche sul grande schermo, semplicemente replicandone le modalità. Sbagliato. Doppiamente sbagliato quando, oltre alla veste social, l’ispirazione ha indossato anche quella letteraria, con la quale, si sa, il confronto è quasi sempre segnato.

Dopo un momento di grande impeto, il cinema italiano, ma soprattutto la commedia, sembra nuovamente in difficoltà, impantanata nel tentativo – quasi ossessivo – di copiare la vitalità, l’esuberanza e l’ironia tipiche dei formati short, molto spesso social, che per loro natura, vivono e sopravvivono grazie a dinamiche differenti. Il difetto più grande di questo nuovo filone, di cui “La verità, vi spiego, sull’amore” fa parte, è la mancanza dello spessore umano, la concretezza del reale, che al contrario si alimenta anche delle zone d’ombra.

Posti in un contesto finto e ovattato, i personaggi si trasformano in figurine scontante e fastidiose, cariche di battute superficiali e banalità. La prima a non riuscire a slacciare i bottoni di questo vestito patinato è proprio la protagonista, Ambra Angiolini, che si allontana anni luce dalla vera Enrica Tesio e dal suo alter ego Dora.

Finchè si penserà di confezionare dei semplici replicanti e non dei personaggi a trecentosessanta gradi, senza lavorare in maniera certosina sul dietro le quinte di quello che si vuole trasmettere nel prodotto finale, è impensabile strutturare perfomance solide, capici – in questo caso –  di ridere del dolore e dello smarrimento causate dalla fine di un amore.

Unico faro in questo mare, l’interpretazione di Pia Engleberth e Giuliana De Sio, le due nonne del racconto, che provengono da una generazione cinematografica più matura, anche non rappresentando l’emblema della scena interpretativa.

La verità, vi spiego, sull'amore
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Martina Amantis

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