Logan – The Wolverine

La recensione dell'ultimo capitolo del franchise dedicato a Wolverine, diretto da James Mangold
Logan hugh jackman

Oklahoma. Erskineville Kings. Paperback Hero.

Non sono nomi a caso, ma i titoli degli unici tre film fatti da Hugh Jackman prima di debuttare nei panni di Wolverine. Era il 2000 ed un allora sconosciuto attore australiano aveva da poco sostituito il partente Dougray Scott nel film diretto da Bryan Singer, finendo per diventare il punto di riferimento di una saga che nel corso del tempo sarebbe arrivata a circa dieci film. Diciassette anni dopo lo stesso attore ha deciso di dire addio a quel ruolo, di abbandonarlo in un momento in cui forse anche le sue spalle iniziavano ad essere troppo piccole per reggere il peso di una saga che troppe volte ha dovuto fare affidamento sugli artigli di Wolverine per salvarsi, finendo quasi per schiacchiarlo senza mai rendergli giustizia. Serviva James Mangold per regalarci quello che è probabilmente il miglior film sugli X-Men, ma soprattutto serviva una grande libertà creativa per rendere Logan una bellissima lettera d’addio firmata da Hugh Jackman.

Focalizzato sull’uomo e poco sul mutante, Logan è prima di tutto il ritratto di una persona persa, abbandonata a se stessa. Siamo nel futuro ed i mutanti sono ormai un lontano ricordo, i pochi sopravvissuti vivono nascosti e la nascita di nuovi esseri con il gene X è ormai ridotta a zero. Logan non è più Wolverine ed il ricordo degli X-Men è ormai lontano, rievocato solo da alcuni fumetti che raccontano le gesta ormai sbiadite della squadra di mutanti. A metà tra la narrazione meta e il dramma on the road, Logan vive principalmente di due anime: la prima è quella che traspare dal trailer, rozza e sporca, vera e dura, in cui Jackman riesce a dare tutto se stesso, a lasciarci con una performance incredibilmente convincente. La seconda è invece quella che pregiudica il film, quella più legata al franchise degli X-Men, qui presente sotto forma di fantasmi del passato. Nonostante il film non citi direttamente i suoi predecessori (ma anzi, ne sia quasi totalmente slegato nei riferimenti) è costretto a portarsi in dote alcuni difetti di impostazione insiti nella saga, risultati di scelte sbagliate e poco ponderate fatte nel corso del tempo. Le due anime di Logan combattono tra di loro, ma nessuna delle due riesce a vincere, rimanendo entrambe presenti ma mai protagoniste. Il risultato è un ottimo prodotto, il racconto di un superuomo finito e motivato da uno dei sentimenti più umani del mondo, un addio sentito rovinato dal peso di una saga che forse non si meritava questo Logan.

Logan
7
Logan
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    7
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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