Loro 1

Arriva nelle sale l'atteso film di Paolo Sorrentino ispirato alla vita di Silvio Berlusconi. La nostra recensione della prima parte
loro 1

Se ricevessimo una traccia da elaborare, dal titolo “scrivi una storia ispirata alla vita di Silvio Berlusconi“, ognuno di noi sceglierebbe periodo, protagonisti e ambientazione seguendo la propria fantasia, la stessa che per trent’anni ci ha fatto fantasticare e riflettere (volenti o nolenti) su scenari, retroscena e vere (o presunte) realtà dietro uno dei personaggi più discussi della storia del nostro Paese.

Il risultato di questo ipotetico esperimento si esprimerebbe in milioni di storie, tutte diverse tra loro, senza ombra di dubbio. Non solo perchè l’ispirazione è soggettiva, ma soprattutto perchè su di Lui, ogni cittadino italiano – e non solo – ha creato il suo personale racconto, permettendo all’uomo Berlusconi di trasformasi in una sorta di icona, alla quale qualcuno si è prostrato, mentre qualcun altro ha tentato di distruggere. Ma inevitabilmente, è ed è stata presente, trasformandoci.

Loro 1 (qui il trailer) è il tema cinematografico scritto da Paolo Sorrentino seguendo questa particolare traccia. Il lasso temporale scelto dal regista Premio Oscar per La Grande Bellezza è quello dal 2006 al 2011, a cavallo tra la crisi del terzo mandato e il quarto. L’ambientazione si divide tra Roma e la Sardegna e i protagonisti sono solo ispirati a quelli veri, in un “racconto di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati,” così come scrive lo stesso Sorrentino nelle note di regia, un po’ per tutelare la sua creazione, un po’ per dichiarare al pubblico sin da subito le sue intenzioni.

Come l’intera pellicola si divide in due capitoli (Loro 2 uscirà il 10 maggio), anche Loro 1 sembra riflettere questa divisione, dedicando la prima parte alla presentazione carica, e a tratti psichedelica, della costellazione di omuncoli arrivisti e starlette disinibite che tentano a tutti i costi la scalata verso il Presidente, il Dottore, o semplicemente Lui, così come appare salvato nelle rubriche dei cellulari o sulle natiche tatuate di ex ginnaste, utilizzate come merce di scambio sessuale per accordi segreti. l collanti di questa marea umana, così goffa nell’estremo sforzo di arrivare all’obiettivo, sono la fame e la sete di soldi e successo eterni: entrare nelle sue grazie rappresenta una sorta di biglietto sola andata per il Paradiso, un lasciapassare ufficiale per diventare uno di Loro, ovvero la sua corte debitrice.

Condottiero della missione è Sergio Marra (Riccardo Scamarcio), nel quale non si può che scorgere la figura di Tarantini, accompagnato dalla compagna Tamara (Euridice Axen) che insieme a lui programma minuziosamente l’entrata trionfale nel giro – o girone infernale – di quelli che contano, distribuendo cocaina come se piovesse e intrecciando una serie di rapporti di convenienza con la qualunque. soprattutto con un ex ministro dalle sembianze mitologiche – un po’ Bondi, un po’ Tremonti, un po’ Fini- e una escort di lusso molto cara al Presidente (Kasia Smutniak).

Uomini, donne e animali – firma nascosta dell’autore – si fondono in un enorme calderone, producendo un odore nauseante, che contamina la città eterna, traducendosi a livello cinematografico in una carrellata di immagini esasperate, secondo un modus operandi che sembra ormai ripetersi nelle produzioni del cineasta napoletano. Un’estetica kitsch e narcisa, composta da momenti di “grande bellezza” corporea, ma banalmente vuota, sotto la quale gli interpreti rimangono schiacciati, in primis Scamarcio.

Poi, improvvisamente, Lui prende vita. Un’odalisca compare sulle colline di Villa Certosa. Veronica (una splendida Elena Sofia Ricci) è stanca, delusa, non ride più, neanche di fronte a quello strano travestimento. E da questo momento, il film cambia marcia. L’uomo Berlusconi, e non il politico, irrompe sulla scena. L’istrione, che si è fatto da solo, è in crisi: i comunisti gli hanno tolto il mandato, i figli stanno cercando di sottrargli il monopolio sulle società, i suoi fedelissimi tramano alle sue spalle e, pugnalata finale, la moglie non lo guarda più. Davanti a lui, geograficamente parlando, la schiera di dannati che cercano di tentarlo con feste e balli sfrenati in barca; dietro invece, un potere che inizia a tramontare.

Come già nel Divo, il talento trasformista di Toni Servillo si presta completamente alla regia di Sorrentino. Ma a differenza del ritratto acuto e dissacrante di Andreotti, portato sulla scena in tutta la sua complessità, l’immagine del Cavaliere si presenta al pubblico in una versione stranamente soft, permettendo all’opera di respirare e al pubblico di ritrovare – giusto per qualche minuto – il Sorrentino degli inizi che abbiamo amato anche noi. Ma il dubbio, lecito vista la parte ancora mancante, è sul risultato finale di Loro 1: tutto si scioglierà negli acidi della corruzione e della voluttà, o Sorrentino deciderà di sorprendere e convincerci anche lui che la merda in realtà è solo un cumulo di terra nel giardino?

 

 

 

Loro 1
5
Loro 1
  • 5
Categorie
FeaturedNewsRecensioni
Martina Amantis

Ryan Gosling is my husband
Nessun Commento

Rispondi

*

*

CONSIGLIATI

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy Read More, dove trovi maggiori informazioni e anche indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy, dove trovi maggiori informazioni e le indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Continua