Mamma Mia! Ci risiamo

La nostra recensione del tanto atteso ritorno del cast capitanato da Amanda Seyfried e Lily James
Mamma Mia

In un suo recente tweet il regista inglese Edgar Wright affermava con fare ironico che il sottotitolo apposto al sequel di Mamma Mia, “Here we go again” può essere benissimo aggiunto a ogni sequel rilasciato negli ultimi anni e funzionare benissimo.

Dietro tale battuta si nasconde, sprezzante, un’amara verità. Viviamo in un tempo in cui il cinema ha posto le proprie fondamenta su un terreno alquanto arido di idee nuove e coraggiose. Le grandi produzioni non osano quanto prima e ricercano il successo facile giocando con la nostalgia e i ricordi del proprio pubblico, riproponendo ad anni di distanza, attesi ritorni di grandi classici della cinematografia contemporanea.

Quel “Ci risiamo” che campeggia a grandi lettere sui poster – seppur letto da molti con aria entusiastica per il ritorno dei propri beniamini – trascina con sé una produzione che, dopo dieci anni dal successo firmato da Phyllida Lloyd, riecheggia solo lontanamente e per pochi attimi i fasti del passato. L’idea di puntare su un parallelismo temporale, e un continuo viaggio nel tempo alla scoperta di come l’esuberante Donna fosse giunta là, sull’isola greca di Kalokairi, da dove presero le mosse gli eventi del primo Mamma Mia!, sulla carta si presenta come un’idea accattivante e interessante.

Lo stesso casting di Lily James, così solare e dal sorriso contagioso, la rende una perfetta versione giovanile di Meryl Streep. Eppure è proprio in questa struttura duale, di ricordi che riaffiorano ed eventi che si replicano come un’eredità esistenziale che si tramanda da madre a figlia, il punto debole del film. Se la costruzione scenica e i movimenti di macchina perfettamente in sincrono riempiono gli occhi del pubblico di performance strabilianti e consone all’idea di allegria e spensieratezza che il musical vuole suggerire, allo stesso tempo sottraggono forse troppo spazio all’aspetto recitativo.

Il risultato che ne deriva è un costante sporgersi sul baratro della reiterazione, con il rischio di annoiare lo spettatore e avvicinarsi troppo all’idea di videoclip non stop. Annoiare, non perché le canzoni risultano noiose (tutt’altro, gli arrangiamenti in “salsa greca” di alcuni brani sono encomiabili,) ma perché se non lasci abbastanza spazio tra una canzone e l’altra soffochi lo spettatore e non gli permetti di gustare e apprezzare in toto quanto visto e ascoltato.

Si insinua spesso il dubbio che il regista Ol Parker abbia puntato su questa galleria serratissima di brani e balletti quasi per eludere a una mancanza di originalità narrativa. Come polvere sotto il tappeto, si è deciso di caricare troppo quell’aspetto visivo ed emotivo che solo delle performance canore del genere sanno innescare, tralasciando un intreccio che, seppur destinato a un musical, ha bisogno di esistere e non inciampare in continui buchi di sceneggiatura.

Un vero peccato, soprattutto se teniamo conto dell’alto livello interpretativo di cui il film dispone. L’accoppiata Julie Walters-Christine Baranski si conferma un portento di energia e talento, e anche la sua controparte adolescenziale (Alexa Davis e Jessica Keenan Wynn) non è da meno. Amanda Seyfried è perfetta, con quei suoi grandi occhi azzurri e il volto da eterna bambina, a trasmettere quel vortice di dolore, paura e gioia che investe la sua Sophie; ineccepibile il trio Colin Firth, Pierce Brosnan e Stellan Skarsgård, qui forse troppo sacrificati in favore delle loro versioni giovanili non sempre all’altezza di quelle “originali” e mature.

La fotografia accecante e colorata, e la regia danzante e sempre al passo della sua controparte musicale, fanno di Mamma Mia: Ci risiamo un frizzante musical, un film abbastanza riuscito, ma un sequel che forse, anche a causa della grandezza e iconicità del suo predecessore, non ha colpito in pieno. Anche se la carta Cher, per un attimo, stava per ribaltare completamente il risultato. Buona mossa questa, Ol Parker.

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  • Voto
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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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