Martin Scorsese chiarisce una volta per tutte la questione sui film Marvel: “Fatemi spiegare”

Il grande cineasta, in un lungo articolo per il New York Times, riflette su cosa significhi fare Cinema oggi...
martin scorsese marvel

Le dichiarazioni anti-cinecomic rilasciate da Martin Scorsese nelle ultime settimane hanno ormai fatto il giro del mondo, generando diatribe e anche meme esilaranti.

Il grande cineasta, in un lungo articolo per il New York Times (intitolato “Ho detto che i film Marvel non sono cinema, fatemi spiegare”), è tornato a parlare della questione spinosa, chiarendo una volta per tutte, il suo pensiero ed ampliandolo ai cambiamenti dell’industria cinematografica. Ne è venuta fuori un’interessantissima riflessione sul concetto di Settima Arte oggi.

Vi riportiamo alcuni estratti qui sotto, ma potrete leggere il report integrale cliccando qui.

“Mi è stato chiesto sui film Marvel. Ho risposto e ho detto che ho provato a vederne alcuni e che non sono per me. Mi sembrano più simili a parchi divertimento che ai film che amo da tutta una vita. Alla fine ho detto che non li considero cinema. La gente è impazzita su quest’ultima parte, considerandola un oltraggio, un odio dichiarato nei confronti della Marvel. Se qualcuno vuole riportare le mie parole così, non è colpa mia.

Molti titoli contenuti in franchise cinematografici vengono realizzati da persone dotate di immenso talento. E ciò è visibile sullo schermo. Se però questi film non mi interessano è questione di gusti personali. Se fossi stato più giovane e cresciuto in questi anni, sarei probabilmente rimasto estasiato da tali opere e forse ne avrei anche girata io stesso una. Ma sono cresciuto nella mia epoca, e la mia idea è lontana dai film Marvel quanto la Terra è lontana da Alpha Centauri.

[…] Per me e altri miei colleghi che hanno iniziato nel mio stesso periodo, il cinema è una rivelazione. Al centro ci sono i personaggi, la natura contraddittoria dell’essere umano, a volte paradossale, il modo in cui si amano o entrano in conflitto […] Era quella la chiave per noi, era una forma d’arte”.

A questo punto Scorsese cita Alfred Hitchcock, asserendo che anche i suoi film potrebbe essere considerati “franchise” e che ritrovarsi in sala tutti insieme a guardarli era un vero e proprio evento:

“[…] I franchise di oggi sono un’altra cosa ancora. Nei film Marvel ci sono molti elementi che definiscono il cinema per come lo conosco, ma manca del tutto la rivelazione, il mistero, un senso di pericolo. Non c’è rischio. Sono pellicole realizzate per soddisfare delle esigenze, su un infinito numero di variazioni sul tema. Non sono sequel, ma remake. Questa è la natura dei franchise moderni. Prima si fanno ricerche economiche di mercato, partono i test sugli spettatori, e poi vengono controllati e modificati fin quando non sono pronti al lancio.

[…] Vi starete chiedendo: perché non lascia stare i film di supereroi e i franchise? La risposta è semplice. I franchise rappresentano la scelta più facile se si vuole andare a vedere qualcosa. È un momento molto difficile per le sale e i cinema indipendenti stanno scomparendo. Lo streaming è diventato il principale distributore di intrattenimento. Eppure, non conosco un singolo regista che non voglia girare film per il grande schermo, che venga proiettato in una sala. Ne faccio parte anche io, nonostante abbia appena completato un film per Netflix. È stato l’unico modo per fare The Irishman come volevo, e sarò sempre grato. Ma non importa con chi fai il tuo film, rimane il fatto che la maggior parte dei multisala siano occupati dai franchise.

[…] Molti film oggi sono prodotti confezionati per il consumo immediato. Molti di loro vengono realizzati da team di grandissimo talento. Ma allo stesso tempo, gli manca qualcosa di essenziale per il cinema: la visione unificata dell’artista. Per chiunque sogni di fare film o stia iniziando adesso, la situazione al momento è aberrante. E l’atto di scrivere queste parole mi riempie di una terribile tristezza”.

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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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