Mary e il fiore della strega

La recensione del film dello Studio Ponoc, al cinema dal 14 al 20 giugno
Mary e il fiore della strega

Se per Gli Incredibili 2 in Italia bisognerà aspettare settembre, lo slot animazione a giugno non resterà scoperto: a riempirlo ci penserà Mary e il fiore della strega di Hiromasa Yonebayashi, animatore e già regista di Quando c’era Marnie (e i treni arrivavano in orario). Qualora ve lo steste domandando: no, non è un film dello Studio GhibliMary e il fiore della strega è il primo film prodotto dallo Studio Ponoc.

Nello studio Ponoc sono confluiti diversi animatori e registi dello studio Ghibli. È un po’ come Liberi e Uguali. Il film sarà nelle sale italiane dal 14 al 20 giugno, distribuito come evento da Lucky Red. Il film è tratto dal racconto La piccola scopa scritto nel 1971 dall’autrice inglese Mary Stewart, da cui prende il nome anche la protagonista.

Mary ha i capelli rossi, è una ragazzina allegra e spensierata. Ha un solo problema: manca una settimana all’inizio della scuola e si annoia da morire. I suoi genitori l’hanno parcheggiata da un’anziana parente, e lei vaga per boschi e fa amicizia con alcuni abitanti del piccolo borgo in cui si trova. A cambiare tutto sarà un fiore molto particolare, che le darà poteri incredibili. Non quello di stirare le camicie, quello è esclusivo della Isoardi: il potere di volare a cavallo di una scopa.

A livello stilistico Mary e il fiore della strega è ineccepibile: lo stile dell’animazione è molto simile a quello dello Studio Ghibli, e in generale a quello della buona animazione nipponica. È sempre un piacere guardare film di questo tipo. Il problema semmai è la storia: streghe, scope, accademie di magie e incantesimi: è tutto già visto, strade già percorse e ripercorse, elementi che non vengono qui rielaborati in chiave chissà quanto originale. È un film che eccelle nell’animazione, ma manca lo storytelling.

Per carità, i più piccoli si divertiranno un mondo, ma molto spesso anche ai più grandi è capitato di amare alla follia i film dello Studio Ghibli o quelli di Disney e Pixar. Il motivo, oltre alla bellezza dell’animazione, erano le storie, universali e gigantesche: questa è un po’ noiosetta, parte con dei buoni presupposti ma alla fine non ti lascia niente. Come Liberi e Uguali.

6
  • 6
Categorie
NewsRecensioni
Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
Nessun Commento

Rispondi

*

*

CONSIGLIATI

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy Read More, dove trovi maggiori informazioni e anche indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy, dove trovi maggiori informazioni e le indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Continua