Maze Runner: La Rivelazione

La nostra recensione di Maze Runner: La Rivelazione, terzo ed ultimo capitolo della saga per ragazzi con Dylan O'Brien e Kaya Scodelario
maze runner

Arrivato fuori tempo massimo rispetto ai suoi colleghi young adult, Maze Runner: La Rivelazione è il terzo (e presumibilmente ultimo) capitolo della saga iniziata nel 2014 con Il Labirinto. È bene tenere a mente da dove è partita questa saga, perché il primo capitolo delle avventure di Thomas, Theresa, Newt e tutti gli altri giovani protagonisti, aveva la capacità di distinguersi dalla massa  di film per ragazzi nati dalla costola di Harry Potter.

Contrariamente ai vari Hunger Games e Divergent, la saga di Maze Runner era partita con un incipit quasi da Signore delle Mosche, in cui un gruppo di adolescenti viene gettato in un luogo  sconosciuto, costretti a governarsi e a convivere tra di loro. L’illusione è durata ben poco, perché già da La Fuga, la saga diretta da Wes Ball si era spostata sulla solita lotta tra buoni e cattivi in un mondo distopico. I buoni poveri e i cattivi ricchi, asserragliati in una cittadella fortificata per proteggersi da un morbo che trasforma le persone nell’ennesima variante degli zombie (qui chiamati “spaccati”, vabbè… ). I buoni vogliono entrare, i cattivi li vogliono tenere fuori.

Sullo sfondo il gruppo di giovani protagonisti che, messe da parte le pulsioni sessuali della giovane età, conducono una battaglia parallela più incentrata sull’imbracciare i propri sentimenti piuttosto che un fucile. L’epilogo è già scritto, e con qualche esplosione e qualche morte inaspettata i buoni riescono a sovvertire l’ordine. Muoiono i cattivi, e forse anche lo young adult al cinema.

Maze Runner: La Rivelazione
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Maze Runner: La Rivelazione
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Francesco Martino

Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Ha collaborato con Prismo, Vice e Dude Mag. Scrive su Serial Minds e in edicola su Il Mucchio.
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