Mission Impossible – Fallout

La recensione del sesto capitolo del franchise con Tom Cruise
Mission Impossible - Fallout

Nonostante l’infortunio di Tom Cruise e la guerra mondiale sui baffi di Henry Cavill (sui quali torneremo più avanti), Mission Impossible – Fallout ce l’ha fatta ad arrivare in sala. In Italia arriva chiaramente col suo bel mese e mezzo di ritardo rispetto agli Stati Uniti, ma tant’è: da mercoledì 29 agosto anche il Paese del col governo del cambiamento potrà usufruire delle scorribande in giro per il mondo dell’eterno ragazzo… no, non Gianni Morandi, quello lì di Scientology.

Pare che esista un parametro per valutare la qualità e il successo dei film con Tom Cruise: quelli in cui corre funzionano. E in Mission Impossible – Fallout il caro Tom, naturalmente dei panni dell’agente Ethan Hunt, corre parecchio. Non scappa dalla finanza ma si dà da fare per salvare il mondo (ovviamente). Al centro di questo capitolo ci sono i nuclei di plutonio (che sono poi ordigni che se innescati non sono propriamente una passeggiata di salute) e un gruppo di terroristi che si fanno chiamare Gli Apostoli. E c’è di nuovo Solomon Lane: i conti con lui sono tutt’altro che chiusi.

Insomma, com’è questo Mission Impossible – Fallout? Tecnicamente parlando molto buono: inseguimenti e sequenze d’azione sono mozzafiato (e con un budget di 178 milioni di dollari ci sarebbe da stupirsi del contrario) e molto come sempre fa vedere Cruise correre saltare e arrampicarsi sapendo che non ci sono stunt a fare il lavoro sporco al posto suo.

Dal punto di vista della sceneggiatura non siamo di fronte a un film che rivoluziona il genere o il franchise, ma sarebbe ingenuo pretenderlo. Bisogna portare avanti la baracca e far sì che ci sia una parvenza di trama e di filo logico a collegare esplosioni e inseguimenti fra elicotteri. Questa parvenza di trama c’è, abusa di molti cliché, a partire da quello del doppio gioco: di chi fidarsi? Chi è il cattivo? Se avete visto i trailer probabilmente già lo saprete, o comunque potrete intuirlo facilmente. Probabilmente vi starete chiedendo, alla fine della fiera: funziona? Si lascia guardare? Certo che sì.

Nonostante una durata quasi scoraggiante (2 ore e 28 minuti!), lo script e il film di Christopher McQuarrie reggono, e per un semplice motivo: Mission Impossibile – Fallout intrattiene. Anche se ci sono bombe da disinnescare, fili da tagliare e countdown, c’è un’energia innegabile che anima il prodotto e che riesce a dire a gran voce che il franchise è tutt’altro che al rush finale, e finché Tom Cruise riuscirà a correre e a saltare, nuovi capitoli verranno.

Ok, ma alla fine di tutto davvero: i baffi di Henry Cavill, che hanno contribuito alla distruzione di Justice League, per chi ancora non lo sapesse, erano necessari? Male non gli stanno…

P.S. se come il sottoscritto siete amanti assoluti di Simon Pegg, vi divertirete ancora di più.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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