Perfetti cosa?

Piccola ma accorata riflessione sulla mancata vittoria di "Non essere cattivo" ai David di Donatello 2016
non essere cattivo

Ora che i riflettori di Sky si sono spenti e l’esultanza da tastiera si è consumata, ripartiamo da un’affermazione chiara e consapevole, abbandonando finalmente la finta retorica da passerella: Non essere cattivo è il Miglior Film italiano di questo ultimo anno cinematografico, e non solo.

Quello andato in scena ieri sera, è stato semplicemente un siparietto. Ripulito si, ma vuoto, travestito per una notte da prestigiosa cerimonia americana. Obiettivo, compiacere lo star system riunito per l’occasione. Tra finti applausi e sincera commozione, trionfa la freschezza di Jeeg Robot ed emerge a piccoli passi la favola de Il racconto dei racconti. Cosa non torna? Nonostante la soddisfazione per queste vittorie, rimane una profonda amarezza, quella dedicata agli esclusi, in questo caso eterni esclusi.

Tanti gli appellativi, troppi i pretesti per tenerlo lontano. Ma questa volta, perché? Perché nessun meritato riconoscimento? Forse a lui neanche interesserà. Quando scegli di dedicare vita e lavoro alle storie degli emarginati di periferia e di raccontarle nella loro profonda contraddizione, non sei di certo concentrato su fronzoli e patinato. I premi, li lasci volentieri agli altri, sempre così attenti e puliti.

Chi vede nel cinema uno scopo, una motivazione, e non solo un contenitore, alla statuetta non ci pensa. Nessuna vanità, nessuna pretesa; si continua a lavorare sempre con grande umiltà, sognando di nascosto.

Arriva però il momento di crederci. Perchè “Non essere cattivo” meritava di più, Caligari meritava più spazio. Per una volta, il ridondante ambiente cinematografico italiano avrebbe dovuto abbassare la testa e premiare il talento, quello autentico. Quello che non filtra, non impreziosisce, ma regala allo spettatore la realtà struccata, così com’è. Fatta di uomini soli, abbandonati. Fatta di sentimenti totalizzanti che lacerano il cuore e tolgono il respiro. Vite che si consumano dentro e fuori i grandi palazzi, tra discoteche, baretti e la lunga spiaggia del litorale romano. A calarsi pezzi per tutta la notte, a volte soffocando, a volte con la voglia di gridare al cielo e vomitare tutto il dolore.

“Ragazzi scusate, ma ho sentito bene? Miglior Film a ‘Perfetti Sconosciuti’?”
“A ‘Non essere cattivo’ solo Miglior Fonico in Presa Diretta.”

Il sipario scende, le luci si abbassano e la folla virtuale di critici improvvisati è sazia. A noi, è vero, rimane l’amarezza, ma anche il tesoro più prezioso: l’eredità di un regista straordinario, la speranza per un futuro di grandi soddisfazioni, racchiusa nel talento di Luca Marinelli e Alessandro Borghi, e le parole commosse di chi ha voluto sognare ad occhi aperti, per una volta.

“Maestro ti assicuro che noi brindammo uguale. Andremo ai resti, ci puoi giurare.” – Valerio Mastrandrea

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Martina Amantis

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