Ore 15:17 – Attacco al treno

Recensione di Ore 15:17 - Attacco al treno, il nuovo film di Clint Eastwood incentrato su fatti realmente accaduti
ore 15:17

Nel corso della sua lunga carriera come regista, Clint Eastwood ci ha abituato a pellicole che raccontano in maniera cruda e sincera uno spaccato dell’America, facendo emergere chiaramente il suo orientamento politico. Numerose, infatti, sono le biografie sulle personalità americane che si sono contraddistinte per il coraggio e il patriottismo: “American Sniper”, storia su uno dei migliori cecchini dell’esercito statunitense; “Sully”, che racconta l’ammaraggio del volo US Airways 1549 nel fiume Hudson, ad opera del pilota Chesley Sullenberger; “J. Edgar”, ritratto del celebre direttore dell’FBI J. Edgar Hoover.

Con “15:17 Attacco al treno” Eastwood porta sul grande schermo la storia vera dei tre ragazzi americani che bloccarono un tentato attacco terroristico sul treno Thalys n. 9364 diretto a Parigi.  Le gesta di Anthony Sadler, Alek Skalatos e Spencer Stone rimbalzarono su tutti i media e i tre divennero degli eroi agli occhi del mondo, tanto da essere insigniti della Legione d’Onore dal Presidente francese Hollande.

Ai tragici minuti che precedono la tentata carneficina, il regista alterna sequenze in cui ripercorre la vita dei tre ragazzi, dall’infanzia fino alla loro maturità, non mancando di evidenziare la “mania” americana per la guerra, il cui germe si insinua fin dalla tenera età (come dimostra la passione dei tre protagonisti per le armi). Un interesse che si tramuta nel desiderio di arruolarsi per servire il proprio Paese e quella voglia di combattere come riscatto personale a un’infanzia difficile, dovuta a problemi sia di natura famigliare che scolastica.

Da qui emerge una costante della filmografia di Eastwood: l’attenzione per gli outsider, per coloro che sembrano non avere le carte in regola per farcela ma alla fine si distinguono per le loro capacità e il loro coraggio, riuscendo a compiere qualcosa di grande. Per questo risulta funzionale la scelta di far interpretare i personaggi principali ai tre ragazzi che hanno per davvero sventato l’attentato. Un’arma, però, che si rivela a doppio taglio quella di Eastwood, in quanto imprime al film una sorta di tratto documentaristico le cui scene sono incentrate per la maggior parte del tempo sulla normalità e la quotidianità delle loro vite (Eastwood non ci risparmia nemmeno delle loro vacanze). Soltanto verso la conclusione, quando è il momento dell’attentato, che il film si “risveglia” e il ritmo si fa più incalzante, dando allo spettatore la sequenza per cui ha tanto atteso (forse il principale motivo per cui ha scelto di vederlo).

E così, la costruzione realistica di quei momenti non restituisce al film il giusto spessore emotivo, anzi risulta piatto e insipido, palesando chiaramente il suo (unico) intento: la celebrazione.

Ore 15:17 - Attacco al treno
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