Oscar 2017: la risposta di Asghar Farhadi al decreto Trump

Il regista de Il Cliente non potrà partecipare alla Cerimonia a causa del divieto di ingresso negli USA per gli iraniani
Oscar 2017

Continua il caso Asghar Farhadi – Oscar 2017Come vi avevamo annunciato, il regista candidato al Miglior Oscar Straniero con Il Cliente – già premiato nel 2012 per Una Separazione – dovrà dire addio alla Cerimonia più importante dell’anno a causa dei decreti esecutivi che sospendono per tre mesi l’ingresso a qualsiasi cittadino libico, iracheno, somalo, sudanese, yemenita e iraniano, firmati da Donald Trump. La situazione non ha fatto altro che aumentare i dissensi degli artisti nei confronti del nuovo Presidente, ma oggi, attraverso il distributore canadese Elevation Pictures, arriva la risposta di Farhadi. Il cineasta, infatti, ha scelto di boicottare la Cerimonia anche nel caso di un (utopistico) lasciapassare:

Mi dispiace annunciare tramite questa dichiarazione che ho deciso di non partecipare alla cerimonia degli Academy Awards insieme a miei colleghi della comunità cinematografica. 
Nel corso degli ultimi giorni e nonostante le circostanze ingiuste in cui si sono ritrovati gli immigrati e i viaggiatori di diversi paesi verso gli Stati Uniti, la mia decisione era rimasta lo stessa: per partecipare a questa cerimonia per esprimere le mie opinioni. Non avevo intenzione di non partecipare, né volevo di boicottare l’evento, perché so che molti nel mondo del cinema americano e l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences si oppongono al fanatismo e l’estremismo manifestato oggi più che mai. Proprio come avevo detto al mio distributore negli Stati Uniti, il ​​giorno in cui i candidati sono stati annunciati, avrei partecipato a questa cerimonia insieme  al mio direttore della fotografia, continuando a credere che sarei stato presente a questo grande evento culturale.

Tuttavia, sembra ora che la possibilità di questa presenza sia accompagnata da dei “se” e da dei “ma”, che non sono in alcun modo accettabili per me, anche nel caso ci fossero delle eccezioni per il mio viaggio. Vorrei quindi trasmettere tramite questa dichiarazione quello che avrei espresso alla stampa. 

Quello che è successo non è prerogativa degli stati Stati Uniti. Per anni, su entrambi i lati dell’oceano, gruppi di estremisti hanno cercato di presentare alla loro gente  immagini spaventose di varie nazioni e culture, al fine di trasformare le loro differenze in disaccordo, i loro disaccordi in inimicizie e le loro inimicizie in paure. Instillare la paura della gente è un importante strumento utilizzato per giustificare comportamenti estremisti e fanatici da parte di individui dotati di mentalità ristretta.

Tuttavia, credo che le somiglianze tra gli esseri umani su questa terra, e tra le sue culture e le sue religioni, superino di gran lunga le loro differenze. Credo che la causa principale di molte delle ostilità tra le nazioni nel mondo di oggi deve essere cercata nella loro umiliazione reciproca passata, e senza dubbio l’attuale umiliazione di altre nazioni sono i semi dell’ostilità del domani. Umiliare una nazione con il pretesto di salvaguardare la sicurezza di un’altra non è un fenomeno nuovo nella storia e ha sempre posto le basi per la creazione di future inimicizie. Esprimo la mia condanna sul divieto per i miei connazionali e per i cittadini di altri paesi di poter entrare legalmente negli Stati Uniti d’America e spero che la situazione attuale non darà luogo ad un ulteriore divario tra le nazioni.

Fonte: Deadline

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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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