Ovunque tu sarai

La recensione in anteprime del film con Ricky Memphis e Francesco Montanari. In uscita nelle nostre sale il 6 aprile
ovunque tu sarai

Il 6 aprile arriva in sala Ovunque tu sarai, diretto da Roberto Capucci con protagonisti Ricky Memphis, Primo Reggiani, Francesco Montanari e Francesco Apolloni. Distribuito da M2 Pictures, il film racconta la storia di quattro amici che nel marzo del 2008 partono dalla Capitale alla volta della Spagna, per assistere alla partita di Champions League Real Madrid-Roma. C’è chi ha problemi con le scommesse (Memphis), chi è prossimo al matrimonio (Reggiani), chi ha soltanto la Roma in testa (Montanari) e chi è sposato ma fa battute sconce che non fanno ridere (Apolloni). Giunti in Spagna e affittato il pulmino, comincia l’on the road. Destinazione: Stadio Santiago Berbabeu. Arriveranno in tempo? Chi può saperlo.

Ci sono già stati prodotti italiani problematici negli ultimi mesi: Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi, Omicidio all’italiana di Maccio Capatonda, Beata Ignoranza di Massimiliano Bruno per citarne alcuni. Film ovverosia che arracavano, che non hanno fatto sfracelli al box-office ma che avevano comunque dei lati positivi, dei punti di forza, dalla buona caratterizzazione dei personaggi nel primo caso alla genialità indiscussa di Marcello Macchia nel secondo alla verve di Giallini e Gassmann protaogonisti del terzo. Erano tutti dei nì. Ovunque tu sarai è un no. Parlare bene di questo film è pressoché impossibile. O perlomeno difficile. Molto difficile.

Ovunque tu sarai, chi l’avrebbe mai detto, con la voce pensiero fuori campo di uno dei protagonisti (Classe Z di Guido Chiesa è ancora in sala, e non ricorre al voice over: meriterebbe di essere visto anche solo per questo). Si passa poi a un’arrancata presentazione dei personaggi inutilmente zeppa di riferimenti cinematografici: il personaggio di Memphis ha appeso un poster di Harvey Keitel in Pulp Fiction e gestisce una fantomatica compagnia di “Problem solving” che non viene però mai più menzionata nel corso della storia, il personaggio di Apolloni invece fa un’entrata alla Alberto Sordi/Guido Tersilli con La marcia di Esculapio di sottofondo. Ci si potrebbe domandare il perché, ma non importa: chi più chi meno siamo tutti cinefili, e gli omaggi sono il male minore.

Uno di loro sta per convolare a nozze (Reggiani), peccato però che del suo matrimonio venga fatta menzione in due, tre punti al massimo lungo tutto il film, principalmente attraverso telefonate alla moglie del tipo “Amore sì ciao certo che ti amo e ci sposeremo”, pregne della lezione del neorealismo. C’è poi Ricky Memphis, che assieme a Max Tortora negli ultimi riusciti film dei Vanzina è sempre stato un’esplosione comica, mentre qui l’unica volta in cui il suo personaggio fa ridere è in una scena che dovrebbe essere uno dei picchi drammatici del film, con un crescendo musicale a dir poco intenso che fa sì scivolare la scena nel drammatico, ma è un altro tipo di dramma.

Il capolavoro comico si raggiunge però quando un energumeno spagnolo armato di pistola minaccia i quattro in spagnolo, e ci sono i sottotitoli in italiano, poi però riceve una chiamata sul cellulare: “Prondo mà! No mà, la tassa t’ho detto che devi andarla a pagare ar comune de Ceprano!”. E fa subito la Storia del Cinema.

Si è capito che non se ne può parlare bene, questo però non vuol dire che gli si debba volere male a Ovunque tu sarai: fra le tante cose che sbaglia, principalmente pecca di ingenuità. Allora si può essere clementi e chiudere un occhio, oppure ci si può un po’ arrabbiare. Paradossalmente c’è più coerenza in questo approccio scanzonato e sconclusionato che in film che partono con degli ottimi potenziali e vanno invece sempre verso l’inevitabile declino qualitativo, verso i Nì di cui sopra. E allora, a questo punto, viva i No, e viva il comune di Ceprano!

Ovunque tu sarai
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Ovunque tu sarai
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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