Pacific Rim: La Rivolta

La nostra recensione di Pacific Rim: La Rivolta, il film diretto da Steven S. DeKnight con John Boyega e Scott Eastwood
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Se cinque anni fa il pubblico cinematografico poteva essere diviso in estimatori e detrattori di Pacific Rim, oggi il suo sequel potrebbe unirli tutti nello stesso gruppo. A distanza di anni dal film di Guillermo Del Toro, Steven S. DeKnight recupera il mondo di robot e mostri messo in piedi dal regista messicano per dargli un sequel tanto chiacchierato quanto insperato.

Pacific Rim: La Rivolta non è brutto film, è piuttosto un prodotto privo del fascino del primo capitolo, della cura e del carattere che Del Toro aveva dato alla sua dichiarazione d’amore per una cultura che qui sembra solamente una brutta copia ricalcata male. DeKnight fa bene i compiti, dirige l’azione in modo impeccabile e pulito confezionando un prodotto d’intrattenimento privo però di fascino, una dimostrazione pratica del blockbuster base nel 2018 in cui tutto è più grande e più semplice del capitolo precedente. La stessa soluzione narrativa adottata per giustificare una nuova battaglia altro non è che un lavoro a togliere, cercando di costruire le premesse necessarie per dare credibilità a dei personaggi sottili e monodimensionali, del tutto indifferenti ad uno spettatore passivo davanti ad un racconto che aggiunge sotto trame su sotto trame nel tentativo di tessere una storia in grado di reggere l’unica (ed infinita) scena d’azione del film.

C’è uno scontro/incontro tra due piloti che ricorda vagamente Top Gun, ma c’è soprattutto la presunzione di gettare alle ortiche quanto fatto in precedenza, sacrificandolo sull’altare del Dio Franchise. Si punta al sequel, in cui i mostri saranno più grandi e la trama ancora più banale.

Pacific Rim: La Rivolta
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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