Pan

Il personaggio di J.M. Barrie torna al cinema

È sempre un peccato quando un film dalle buone potenzialità decide di percorrere la strada del banale, preferendo non avventurarsi in zone oscure e rimanendo in territori già battuti da altri. Sostanzialmente Pan è questo: un film che sarebbe potuto essere un ottimo blockbuster ma che si dimostra troppo poco coraggioso. Con un gesto quasi scaramantico (il destino di Peter Pan sul grande schermo è costellato di flop economici) Joe Wright decide di raccontarci la genesi del personaggio creato da J.M Barrie, ispirandosi in parte alla tradizione letteraria e in parte ai cliché recentemente riportati in auge dai cinecomics.

Al centro di Pan c’è infatti il tema del predestinato, della persona semplice destinata a compiere grandi azioni riscattandosi da una vita triste ed ingiusta, quella di un Peter bambino, costretto in un’orfanotrofio londinese con sopra le bombe dei nazisti. Voler raccontare la genesi di un personaggio iconico non è certo un male, ma lo diventa nel momento in cui questo pregiudica il resto del materiale, andandolo a soffocare e banalizzando quello che poteva essere un ottimo spunto. Mi riferisco soprattutto al Barbanera di Hugh Jackman, relegato a semplice villan dalle intenzioni non meglio specificate che si va a collocare nel grande gruppo dei “colonizzatori di terre e popoli” visti in tanti altri film, finendo per diventare un personaggio piatto e monodimensionale che, privato del background psicologico appena accennato, finisce per risultare anche ridicolo nei suoi eccessi. La sua ricerca del Pixium, una polvere estratta dalle fate, finisce per diventare un semplice capriccio, quando invece si tratta di una necessità: il Pixium consente infatti a Barbanera di rimanere giovane, generando nel personaggio una dipendenza simile a quella di un drogato, una caratteristica riscontrabile anche nel suo look, dal pallore allo sguardo. Peccato che un momento importante come quello del “ringiovanimento” ci venga mostrato una sola volta e di sfuggita, roba che bastava distrarsi un secondo con lo spettatore accanto per perdersi una parte importante di trama.

Il resto del film è appunto una semplice storia di origini, in cui Peter si scopre l’eletto che dovrà salvare il popolo dei Nativi da Barbanera, intenzionato a dilaniare L’Isola che non c’è per accaparrarsi più Pixium possibile. Essendo un prequel della storia che tutti conosciamo, il film si diverte a solleticare lo spettatore con citazioni che rimandano alla mitologia che tutti conosciamo, dai coccodrilli alle battute fatte da Uncino sul suo futuro da Capitano. Anche qui, però, c’è ben poco coraggio nel mostrare allo spettatore un vero sviluppo dei personaggi, tanto che l’Uncino di Garret Hedlund inizia il suo percorso come un personaggio burbero e scontroso e lo finisce come un prezioso compagno d’avventura di Peter, senza che ci sia il minimo accenno a come diventerà la sua nemesi.

Nonostante una base non particolarmente solida, Pan riesce comunque a costruire le proprie fortune grazie ad un impianto visivo ottimo, fatto da una buona CGI mai invasiva e un lavoro di pre-produzione che rende giustizia all’Isola che non c’è, dove Pirati e Nativi sono ottimamente caratterizzati. I primi, così come gran parte del mondo di Barbanera, sembrano essere usciti da una scena di Mad Max, dal grande canyon in cui vivono al loro essere freak; mentre i secondi ricordano vagamente i Na’vi visti in Avatar, così come la flora e la fauna che li circonda.

Peccato che quanto di buono fatto dal comparto visivo non sia supportato da uno narrativo di pari livello, finendo così per rendere banale un film che sarebbe potuto essere un buon intrattenimento per tutti, ma che finisce per essere un insipida storia di origini per nessuno.

6
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    6
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
Un Commento
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    The Legend of Tarzan: online il trailer ufficiale – abovetheline.it
    10 Dicembre 2015 at 10:32
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    […] Pan […]

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