Pericle il nero

La nostra recensione di Pericle il nero, il film di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio, unico italiano in concorso al Festival di Cannes
Pericle Il Nero

È impossibile parlare di Pericle il nero senza parlare del suo protagonista, Pericle Scalzone, che di lavoro “fa il culo alla gente”.  Il personaggio di Riccardo Scamarcio è il punto focale del film di Stefano Mordini, racconto di formazione di un sicario camorrista bambino, e della sua crescita verso la maturità e la presa di coscienza, la volontà di essere libero dai legami che lo legano a Luigino Pizza, un padrone paterno che ha accolto Pericle da bambino crescendolo in un ambiente fatto di un crimine codardo, di pizzerie ed intimidazioni. Un evoluzione che avviene soprattutto attraverso l’amore, da distinguere dal sesso, quello che Pericle fa quasi di lavoro, sia girando film porno mal retribuiti che “facendo il culo alla gente”, ossia sodomizzando chi osa mettersi conto il suo Don. L’innocenza e l’immaturità di Pericle sono tali che quello che solitamente “si alza a comando” lo tradisce nel momento in cui si trova davanti alla donna di cui è innamorato, conosciuta per caso in un bar della Francia mentre era in fuga dal suo passato criminale e con cui ha condiviso il suo primo momento di libertà. Concentrandosi unicamente sul suo protagonista Pericle il nero trascura troppo tutto il resto, lasciando la parte narrativa ad un impianto eccessivamente semplice e non sempre efficace, spesso troppo artificioso o didascalico, decidendo di affidare gran parte del racconto ai lunghi silenzi tipici di un certo cinema piuttosto che ad una costruzione più solida, lasciando lo spettatore spiazzato davanti ad alcune scelte che risultano forzate. La performance di Riccardo Scamarcio è invece uno dei punti di forza del film di Mordini. L’attore pugliese sembra trovarsi a suo agio nell’innocenza puerile del personaggio, che interagisce con il resto del mondo come un bambino ed affida i suoi pensieri a lunghi monologhi interiori, utili per mostrarci il punto di vista di Pericle, sempre inadatto e confuso, in un percorso verso la consapevolezza che trova il suo culmine nel finale. È un peccato che Mordini non sia riuscito a dare incisività ad un opera che risulta incompiuta, che attraversa lo spettatore senza riuscire a colpirlo con il racconto di un uomo bambino e della sua ricerca di se stesso.

Pericle il nero
6
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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