Personal Shopper

La recensione del film con Kristen Stewart, premiato nella categoria Miglior Regia a Cannes 2016
Personal Shopper

Miglior Regia a Cannes 2016, Personal Shopper di Olivier Assayas (Qualcosa nell’aria, Sils Maria) farà il suo debutto nelle sale italiane giovedì 13 aprile. La protagonista è Maureen (Kristen Stewart), una personal shopper, vale a dire una che compra i vestiti e i gioielli per conto di riccone troppo impegnate per dedicarsi allo shopping.

Il film si apre però con lei che passa la notte in una grande casa di campagna disabitata. I primi minuti sono tutti piani sequenza con macchina a mano che seguono Maureen salire scale, passare su pavimenti scricchiolanti, aprire finestre difettose. Viene creata un’atmosfera di mistero, come se qualcuno dovesse a un certo punto comparire e portare spavento. Un vivo o un morto? Oppure un fantasma? Più avanti scopriremo infatti che la nostra Personal Shopper è una medium, e che sta aspettando che una persona defunta a lei cara le dia un segno, piccolo ma tangibile.

Poi il segno arriva, ma siamo sicuri che venga dall’oltretomba? Quel che è certo è che iniziano a arrivarle messaggi sul telefono da un numero anonimo, e chi le scrive conosce i suoi spostamenti, sa dove sta andando. Il film diventa allora anche un thriller: chi è che le sta scrivendo? Lei risponde? Che succederà poi?

Abbiamo già avuto di recente esperienza di film francesi con commistione di generi: il magnifico Elle di Paul Verhoeven era infatti un thriller drammatico e ironico in cui Isabelle Huppert provava a mettersi sulle tracce dell’uomo che l’aveva stuprata. Qui seguiamo invece Kristen Stewart girare in motorino piena di buste per le strade di Parigi. Interagisce con un mondo vuoto, arriva a domandarsi se quel che fa abbia veramente senso, e se basti solo la giustificazione del portare la pagnotta a casa. Ed ecco che, forse, l’unica boccata d’aria potrebbe venire proprio dall’aldilà. La Stewart concede al film anima e corpo, in una recitazione misurata e al tempo stesso intensa, profonda, mai sopra le righe o fastidiosamente melodrammatica.

Personal Shopper è comunque un prodotto complicato, dal ritmo non proprio velocissimo, eppure mai noioso o soporifero. Per una parte della critica è un capolavoro, per un’altra è una cazzata memorabile, per citare il tanto caro ai francesi Nanni Moretti. La verità, come sempre, sta nel mezzo. La parola agli spettatori.

Personal Shopper
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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