Pets – Vita da Animali: le interviste ad Alessandro Cattelan e Lillo

In occasione dell'uscita di Pets - Vita da Animali, abbiamo intervistato Alessandro Cattelan e Lillo, doppiatori di Max e Duke
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Proseguono le interviste con il cast vocale di Pets – Vita da Animali, da domani nelle sale. Oggi tocca ai due protagonisti del film, Alessandro Cattelan e Lillo, voci di Max e Duke. In attesa di leggere la nostra recensione, non perdetevi le altre interviste pubblicate sul sito.

Alessandro Cattelan – Max

Sei il protagonista indiscusso in un film corale, come ti fa sentire questa responsabilità?

Mi ci stai facendo pensare tu adesso. La cosa mi sciocca, ma per fortuna ho già finito. È bello, e poi i cartoni animati sono un attestato di stima verso chi viene scelto. Sono progetti grandi ed ambiziosi, se vieni chiamato significa che stai facendo bene il tuo lavoro. Io personalmente non avevo mai doppiato, e mi è capitato di fare due cartoni in un mese, uno dopo l’altro. Nell’altro film (Angry Birds) avevo un ruolo secondario, ero la spalla del protagonista, e solitamente è sempre il personaggio secondario quello che mi piace di più. Perché il primo deve sempre tenere la barra della storia, mentre il secondo può svariare.

Non ti piace il cattivo?

Beh dipende, se in questo caso il cattivo è il coniglietto si. Ma lui lo vedo come un co-protagonista, ed infatti è il mio preferito in questo film. Penso anche ai pinguini di Madagascar, quei personaggi secondari che poi escono sempre fuori.

Ti sei rappresentato da Max o avresti preferito un altro personaggio?

Mi piace molto Nevosetto, ma non posso dirti che mi rappresenta. Alla fine mi rivedo in Max: un cane comodo, che sta bene per conto suo ed è bonariamente strafottente.

Hai costruito il tuo personaggio sulla sua versione originale?

Innanzitutto se mi avessero detto che avrei doppiato un cartone che in originale aveva la voce di Louis C.K. avrei pensato che era un sogno. Il processo è stato strano: per natura vado verso quel tipo di intonazione, che però funziona molto in America, quindi ho cercato di rispettare l’intonazione originale cercando di renderlo fruibile anche per l’Italia.

Preferisci lavorare al cinema o in televisione?

Il mio problema è che devo incastrare sia i momenti in cui mi è possibile fare altro che le proposte belle. Delle volte mi sono arrivate delle proposte che avrei voluto fare, ma non avevo il tempo. Non è un’ossessione. La tv è il mio lavoro, se capita altro e ci sono le congiunzioni astrali giuste lo faccio.

Com’è stata questa esperienza di doppiaggio così concentrata, con due film uno dietro l’altro?

È stato molto divertente e tutto sommato veloce. Sono stati giorni intensi, con molte ore di lavoro. Abbiamo anche finito prima del previsto. Ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto spaccare tutto, perché continuavo a dire la stessa frase in maniera sbagliata. Ma alla fine è stato divertente.

In Italia c’è una grande polemica sul doppiaggio, tra chi lo difende e che preferisce l’originale. Tu cosa ne pensi?

Io i film li vedo in lingua originale, ma non bisogna schierarsi. È una questione di gusto, ognuno può decidere come preferisce. Non ci vedo una crociata, non li vedo in originale perché non ritengo i nostri doppiatori all’altezza. Ma quando uno ha la fortuna di capire quello che dicono gli attori veri, farebbe meglio a vederli con le loro voci originali. Altrimenti uno fa un torto ad Al Pacino, che ha studiato tanto per fare l’attore e poi si ritrova doppiato…

Quindi preferisci vedere film o serie televisive?

Ultimamente serie televisive. Sia perché con la mia evoluzione familiare cinquanta minuti è la quantità di tempo che ho a disposizione,  ma anche perché ormai la qualità è pari a quella dei film. Ultimamente mi piacciono molto Gomorra e Narcos. Ma non guardo troppa televisione, me ne rendo conto adesso.

Ma almeno riguardi le cose che fai il tv?

Dipende. X-Factor non lo riguardo mai, anche perché è in diretta. EPCC per adesso l’ho sempre guardato, anche perché lo ritengo un programma in continua evoluzione ed in fase di studio. Quindi lo guardo per capire.

La domanda che abbiamo fatto a tutti: hai animali domestici o li vorresti avere?

Ne ho due che in realtà stanno con i miei, ma mia figlia adesso mi sta chiedendo un cane o un gatto. Io le ho detto “scordatelo”.

Lillo – Duke

Fai la parte dell’estraneo, del nuovo arrivato che mette scompiglio. Com’è stato sentirsi in questi panni un po’ ingombranti?

Duke è un personaggio meraviglioso, è un tenero che gioca a fare il duro. Ha delle caratteristiche simili a quelle che ho io nella vita, ed è veramente divertente. Quindi doppiando mi sono divertito, delle volte mi sono dovuto fermare perché mi veniva da ridere. Ma mi sono divertito molto, nonostante le difficoltà tecniche di questo tipo di lavoro. Io non sono abituato a fare doppiaggio, ma grazie a Francesco Vairano mi sono tolto di dosso la mia paura nell’approccio.

È un personaggio in cui ti sei ritrovato?

Un po’ si, perché io ce le ho quelle caratteristiche. Sono maldestro, se preso dall’entusiasmo faccio dei danni pazzeschi come Duke. Per questo è stato anche facile doppiarlo.

Tra i personaggi di Pets c’era qualcun altro che avresti voluto doppiare?

Adoro il coniglietto di Francesco, una specie di rivoluzionario nel mondo animale che ha creato una comunità di nemici degli uomini. Ma non ce n’è uno in cui non ti ritrovi, e sono stati molto bravi a raccontare le caratteristiche reali degli animali umanizzandole. L’ho trovata una cosa molto bella.

Parlando di cartoni animati e doppiaggio, c’è qualche personaggio che ti sarebbe piaciuto doppiare?

Baloo de Il Libro della Giungla, il personaggio che amo di più. Riguardo il film almeno due volte l’anno, mi commuovo e mi diverto ogni volta. Che poi Baloo è un po’ simile a Duke!

Il tuo rapporto con gli animali?

Ho quattro gatti, quindi è un rapporto molto intenso. Sto anche per prendermi un cane, così mia moglie mi butta fuori di casa.

In passato non hai mai fatto alcun lavoro di doppiaggio?

Mi sono sempre doppiato nei miei film ed una volta ho doppiato un film che vinse il Sundance (Humpday) insieme a Greg, oltre che due lumaconi in Epic, un altro film d’animazione. Li facevo una voce diversa, mentre Duke l’ho doppiato con la mia voce.

Come ti sei trovato con Francesco Vairano? Ci sono stati dei momenti critici?

Mi è capitato più di una volta di riprendermi da solo, e lui mi diceva ‘Scusami, ma farti cazziare da me, non farlo da solo.’ Quindi qualche volta mi ha ripreso perché mi censuravo da solo.

Tra i cartoni animati ce n’è qualcuno a cui sei più legato?

Oltre a Il Libro della Giungla, direi anche La Principessa Mononoke ed Appuntamento a Belleville, un cartone francese meraviglioso dal punto di vista grafico. Poi sono un grande fan della Pixar, tutto ciò che fanno mi colpisce sempre molto. Tra i miei film preferiti tre sono loro: Alla Ricerca di Nemo, Monsters and Co. e Gli Incredibili. L’unico che mi è piaciuto leggermente di meno è Alla Ricerca di Dory, che ho trovato comunque splendido. Ma anche Cattivissimo Me, che appartiene alla concorrenza, è meraviglioso.

Lillo senza Greg come la vivi?

Ma l’abbiamo sempre fatto, fondamentalmente abbiamo interessi artistici diversi: Greg è un musicista, per cui fa molti concerti e si occupa anche delle colonne sonore dei nostri film. Mentre io sono molto interessato al lavoro attoriale, mi interessa essere diretto oltre che essere autore di me stesso.

Tra i vari ruoli che hai avuto, a quale sei più legato?

A livello di gratificazione personale ed adrenalina il teatro è la cosa più forte, grazie al feedback immediato del pubblico. Amo molto anche la radio, perfetta per il nostro umorismo surreale ed assurdo. Per dire, se faccio un’intervista ad un marziano e tu lo vedi capisci subito che è un trucco, mentre in radio sei tu ad immaginartelo. Questo aiuta a dare credibilità all’assurdo umoristico che stai creando. Il cinema è molto più faticoso, ma la sua magia è una cosa stupenda. Mentre il personaggio che amo di più è Normal Man, che ho creato quando a 17 anni facevo i fumetti ed ho portato sia in tv che in radio. L’avevo immaginato a fumetti perché all’epoca volevo fare il fumettista.

Questi ultimi lungometraggi animati sono semplici dal punto di vista narrativo, ma con un’azione e dei colpi di scena molto fitti. Come giudichi questo tipo di racconto?

Credo che siano pensati per il ritmo della vita attuale. Se vedi un cartone come Il Libro della Giungla, per quanto ancora meraviglioso, ha dei ritmi più rilassati come la vita dell’epoca. Così anche i film. Adesso è richiesta più velocità perché è tutto più veloce. Quindi è giusto che sia così, perché si adatta al linguaggio. Poi delle volte si esagera, come in dei film d’azione in cui erano così veloci che non capivi nulla. Mi ricordo Daredevil, in cui secondo me hanno messo delle mani davanti alla macchina da presa e le muovevano.

Quale fumetto o graphic novel ti sarebbe piaciuto disegnare o scrivere?

Ce ne sono davvero tantissime: dal punto di vista della narrazione avrei voluto scrivere un capolavoro come Watchmen, se parliamo di comicità ho sempre amato before Christ di Johnny Hart. Ma anche i Peanuts o Calvin & Hobbes, più in generale la striscia. Da piccolo volevo fare il disegnatore di strisce, mi svegliavo la mattina e ne creavo una. Ma quando ho iniziato era già finito quel periodo, che è andato dagli anni ’20 fino ai ’60, poi è andato a scemare.

Invece qual è il tuo rapporto con i film tratti dai fumetti? Visto che c’è stato anche un film su Watchmen.

Si, secondo me è anche abbastanza riuscito visto che non era facile riportare al cinema il fumetto. Tra i miei preferiti ce n’è uno che è andato malissimo, Popeye di Altman, fedelissimo al microcosmo di Segar. Ma non è stato capito, forse giusto da qualche appassionato come me. Poi ce ne sono tanti: i Batman di Burton e di Nolan e gli X-Men. Mentre ho trovato orribili Catwoman, Daredevil e i Fantastici 4. Anche Deadpool mi ha divertito molto, così come lo Spider-Man di Sam Raimi. Suicide Squad invece mi ha fatto schifo, l’ho trovato orrendo e noioso.

E tra cinema e serie tv?

In televisione ci sono cose stupende! Se era brutto il Daredevil cinematografico quello di Netflix è stupendo. Mentre Breaking Bad penso sia una delle cose più belle mai scritte nella storia. È giusto che abbiano successo visto il livello raggiunto, molto vicino a quello cinematografico. 

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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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