Piccole Donne – La Recensione

La recensione del nuovo film di Greta Gerwig, nelle sale italiane dal 9 gennaio ...
Piccole Donne

Siamo appena agli inizi del 2020, ed ecco che Piccole Donne di Greta Gerwig già si impone con forza ed energia come uno dei film più interessanti e ben riusciti dell’anno. Certo, siamo a gennaio e la partita è appena cominciata, eppure questo nuovo adattamento del romanzo di Louisa May Alcott possiede una grinta e un fascino che a dicembre potrebbe reclamare un posto nelle vostre top-ten.

La storia di Piccole Donne è arcinota, chi dovesse essere completamente all’oscuro farebbe bene a precipitarsi di corsa in sala a vedere il film. Come prima cosa, il cast è ricchissimo, da Emma Watson, Saorise Ronan e Florence Pugh a due colonne portanti come Laura Dern e Meryl Streep. C’è anche Timothée Chalamet (stavolta non ha restituito il suo cachet) e soprattutto Bob Odenkirk.

Su Bob Odenkirk bisogna aprire una parentesi. Chi vi scrive queste righe inaspettatamente positive sul film di Greta Gerwig (Piccole Donne è tanto bello quanto Lady Bird sopravvalutato) è convinto che Bob Odenkirk abbia un potere magico quando non è nei panni di Saul Goodman: appena compare sullo schermo può far sorridere lo spettatore, ancor prima che apra bocca per pronunciare una battuta probabilmente esilarante. Suscita insomma l’effetto che fa rivedere un vecchio amico.

Chi vi scrive è convinto che anche Greta Gerwig sia consapevole di questo potere, e che abbia avuto la maestria (sì, la maestria) di giocarsi la sua entrata in scena in modo impeccabile. Chi non sa che Odenkirk è nel cast rimane sorpreso nel vederlo, chi ne era a conoscenza quasi se ne dimentica, perché Gerwig se lo gioca quasi a tre quarti di film, quando le nostre menti e i nostri cuori pulsano e battono a favore delle protagoniste, fra gli alti e bassi delle loro vite.

Ebbene, quando Odenkirk entra in scena, si stabilisce un clima familiare all’interno della scena e fra i personaggi, e in virtù del potere appena accennato anche fra il pubblico e il film. A questo momento di gioia e serenità segue immediatamente quella che è forse la mazzata più drammatica della storia. L’effetto del pugno nello stomaco dello spettatore è doppio, perché ha appena finito di sorridere rivedendo un vecchio amico. Non si può non essere consapevoli di questo potere. Si può essere fortunati come registi, ma fino a un certo punto.

Insomma, Piccole Donne è un film di gioie e delusioni, amori, pregno di vitalità e di magnifiche interpretazioni come quelle di Saorise Ronan e Florence Pugh: sentiremo ancora parlare di loro, vivaddio. È anche un film sulla creazione artistica, quella letteraria in particolare (senz’altro come metafora di quella cinematogafica), con scene sulla creazione fisica di un libro sotto gli occhi della sua creatrice spirituale, l’autrice, la Jo di Saorise Ronan.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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