Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar

La nostra recensione di Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar, il quinto capitolo della saga con Johnny Depp e Geoffrey Rush
Pirati

La Disney ha trovato la formula del rilancio perfetto, e dopo averla utilizzata con Star Wars ha deciso di applicarla anche a Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar. Per rilanciare un franchise in calo come quello di Jack Sparrow serviva una ventata di freschezza, il coraggio di gettare le basi per qualcosa di nuovo che riuscisse ad abbracciare lo spirito della saga prendendone però le distanze. La Vendetta di Salazar getta nella mischia due volti nuovi e giovani, quelli di Brenton Thwaites e Kaya Scodelario, unendoli con quelli più navigati di Geoffrey Rush e Johnny Depp e mettendo in piedi una storia che odora di soft reboot. Il film diretto da duo di registi norvegesi Joachim Rønning e Espen Sandberg, già autori del candidato premio Oscar Kon-Tiki, ha la dinamicità dei blockbuster più moderni, mostrando le doti del duo che riesce a mantenere una forma ordinata ed ordinaria ad una pellicola che potrebbe spesso rischiare di crollare come un esile castello di carte.

L’incastro narrativo tra le diverse storyline costrette ad unirsi funziona e regge, riuscendo a dare il ritmo giusto ma senza riuscire a guarire il malanno che affligge il film. Sembrerà un paradosso, ma il vero problema di Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar è l’uomo che ha creato il franchise grazie alla sua interpretazione, riuscendo a mettere la propria faccia prima del titolo del film: Johnny Depp. Facciamo un piccolo passo indietro, a quando il nome dell’attore era più sinonimo di successo che di flop, ma soprattutto a quando le sue interpretazioni non erano prigioniere di un loop macchiettistico senza fine. In questo Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar, Jack Sparrow non ha senso di esistere, sembrando sempre di troppo, una presenza inserita a forza in una trama che vivrebbe meglio senza di lui. Gag fisiche e le solite faccette sono le uniche cose in cui rimane confinato un personaggio specchio del suo interprete: fermo, cristallizzato in un mondo in cui il cognome Depp rappresentava ancora un traino per il pubblico. Adesso, a 2017 inoltrato, l’ingombrante cognome di Johnny non è altro che un fastidioso neo in un buon film.

Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar
6
Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar
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Francesco Martino

Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Ha collaborato con Prismo, Vice e Dude Mag. Scrive su Serial Minds e in edicola su Il Mucchio.
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