Puoi baciare lo sposo

La recensione della commedia con Diego Abatantuono, dal 1 marzo al cinema
Puoi baciare lo sposo

Giovedì 1 marzo arriva in sala Puoi baciare lo sposo, commedia diretta da Alessandro Genovesi (La peggior settimana della mia vitaSoap opera) e interpretata da Diego AbatantuonoMonica GuerritoreCristiano Caccamo e sua gomorrità Salvatore Esposito. È una gay comedy che vorrebbe essere, nelle intenzioni, una sorta di Indovina chi viene a cena?, solo che al posto del nero c’è una coppia di omosessuali, e invece di essere l’America… c’è il paesino di provincia italiana.

Pensate a quanti film italiani degli ultimi anni sono ambientati nei paesini. Si perde il conto. L’ultimo è stato Il vegetale con Rovazzi. Siamo nel 2018. Nel 1975 usciva Amici Miei di Mario Monicelli (e Pietro Germi). Fra i vari scherzi goliardici indovinate cosa c’era? La distruzione dei paesetti.  Arrivavano in macchina con strumenti da geometra, segnavano col gessetto le pareti delle case da abbattere e seminavano il panico fra le vecchiette, minacciando l’imminente arrivo di un nuovo sbocco della fantomatica “Autostrada delle ginestre”. 

Lanciamo una petizione ai produttori italiani: basta ambientare i film nei paesetti. In Puoi baciare lo sposo è tutto (volutamente) claustrofobico: pochi abitanti, case piccole, stanze strette, soffitti bassi. Il contrasto piuttosto divertente è che il sindaco del paese è Abatantuono, non propriamente un fuscello.

La storia è presto detta. Antonio e Paolo vivono felici e contenti in Germania. Antonio chiede a Paolo se vuole sposarlo. Paolo dice sì. Per le vacanze di Pasqua, Antonio deve fare rientro al paesino. Porterà Paolo con sé, per dare la notizia ai suoi. Lo seguiranno i coinquilini, Benedetta (Diana Del Bufalo) e Donato (Dino Abbrescia, il migliore in campo). Il padre di Antonio è il sindaco Roberto, progressista e omofono, la madre è Anna (Monica Guerritore), madre e moglie piuttosto tenace.

Loro annunciano l’intenzione di sposarsi. Abatantuono è contro. Il personaggio della Guerritore reagisce più o meno così: “Sì certo potete sposarvi, basta che a organizzarlo sia Enzo Miccio, che tutto il paese sia presente e che venga la madre di Paolo”. Quando avrà luogo il matrimonio? Più o meno venti giorni dopo. Chi del resto non è tornato a casa per le vacanze di Pasqua e si è sposato senza preavviso il 25 aprile?

Nelle intenzioni, Puoi baciare lo sposo fa una cosa intelligente, gliene va dato atto: prendere una tematica purtroppo ancora controversa e applicarla alla realtà italiana in chiave di commedia. Peccato che il film sia completamente irrealeinverosimile. Sia ben chiaro: nessuno pretende (e nessuno vuole) il neorealismo. Quel che però lo spettatore vorrebbe è immedesimarsi nella storia e nei personaggi. Ciò non avviene: i canovacci sentimentali sono risicati (c’è tutto un segmento con una stalker particolarmente imbarazzante), i personaggi sono privi di reali ambizioni, carisma o fascino. E, soprattutto, si ride poco. A salvarsi è il personaggio di Dino Abbrescia.

Per concludere: chi scrive non vuole essere insensibile nei confronti di chi ha lavorato al film. L’auspicio è che le critiche siano costruttive e partano da una base di rispetto. Ciononostante, non si può ignorare che è davvero difficile per uno spettatore (qualunque sia la sua identità sessuale) empatizzare col film. Per fare solo un piccolo esempio: due giovani si sposano e non c’è nemmeno un loro amico o coetaneo esterno, neanche a mostrarlo sullo sfondo?

Oltre alla questione dei paesetti, non sarebbe male se si cominciasse anche a pensare in maniera concreta a un target più giovane. Già under 50 andrebbe benissimo.

Puoi baciare lo sposo
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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