Qualcosa di nuovo

La nostra recensione di Qualcosa di nuovo, film diretto da Cristina Comencini con Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti
Qualcosa di nuovo

Qualcosa di nuovo di nome e di fatto, benché la novità non sia intrinseca nel film. La pellicola di Cristina Comencini, prodotta da Rai Cinema e Cattleya, verrà distribuita nelle sale da O1 Distribution il 13 ottobre. Nel cast di protagonisti troviamo Paola Cortellesi nel ruolo di Lucia, Micaela Ramazzoti, Maria, e il giovane venticinquenne Eduardo Valdarnini, alla prima esperienza nel cinema di fascia alta, nel ruolo di Luca.

La vicenda è costruita attorno ad una coppia di amiche praticamente inseparabili. La Cortellesi, sotto la facciata di donna attenta a conoscere gli uomini prima di finirci a letto, nasconde però un animo caldo e avvolgente, tipico delle sale jazz in cui si esibisce come cantante. La Ramazzotti, mamma di due bambini, si concede vacanze notturne con estranei di cui poco le interessa anche il nome, apprezzando il linguaggio del corpo piuttosto che infiniti sproloqui senza senso. Il caso vorrà che Lucia, dopo essersi presentata una mattina alla porta dell’amica, finga di essere lei per toglierla dall’imbarazzo di aver dormito con un adolescente.

Qualcosa di nuovo, sceneggiato dalla regista insieme a Paola Cortellesi e Giulia Calenda, è un classico esempio di commedia di stereotipi senza guizzi particolari. Ricordare il precedente Latin Lover oppure il teatralissimo Due Partite, così rigoroso e seducente, fa rimpiangere i vecchi lavori della Comencini. Probabilmente lo scambio, ossia l’inversione di ruoli che ci viene presentata durante il film, è utile a smuovere le acque, ma in realtà capovolge semplicemente quei fastidiosi clichè, prima vestiti da una e poi dall’altra. Il rischio è quello di non far astrarre mai lo spettatore da una opprimente claustrofobia. L’intento di eliminare tutto ciò che non riguarda la vita dei protagonisti, almeno ai fini della narrazione, è controproducente al tema della rinascita. Quello che dovrebbe essere il perno del racconto diventa quindi la sua trappola.

Il film si avvale fortunatamente di un rimbalzante pop/jazz che incornicia le sequenze più vivaci, ma purtroppo le interpretazioni non sono a livello di quel ritmo così bello. La Cortellesi non funziona come cantante jazz navigata: le sue movenze sono ancora troppo vicine alla sua prima carriera di intrattenitrice, mancano di sensualità. Micaela Ramazzotti invece, sempre incastrata nel ruolo della nevrotica ammiccante, regge la parte solo quando è il suo corpo a parlare. Dopo lo scambio, quando la risata dovrebbe essere assicurata dallo squilibrio, Qualcosa di nuovo si rovescia e naufraga, galleggiando senza giungere a riva.

La commedia all’italiana di Scola e Monicelli ci ha insegnato che nella leggerezza possiamo trovare, sottotraccia, un universo di emozioni anche profondamente tristi. Cristina Comencini invece sottolinea, attraverso scelte registiche e una scrittura buonista, che certi comportamenti o modi di fare debbano essere giustificati per forza di cose da traumi passati. Un bambino perduto, un padre lontano, un marito assente non possono e non devono essere presi a spunto per costruire un evidente teatrino di manipolazione del pubblico. Molto più complesso e interessante sarebbe utilizzare quegli elementi, magari senza esplicitarli, per costruire una robusta storia di persone e non solo di burattini che straparlano volendoti strappare un sorriso. Da evitare assolutamente, certi strafalcioni come il balletto marziale in aria di Luca o la patetica scena mocciana con l’ex ragazza Matilde. Speriamo che Cristina Comencini riparta da dove l’avevamo lasciata.

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