Quello che non so di lei

La recensione del nuovo film di Roman Polanski, presentato fuori concorso a Cannes 2017
Quello che non so di lei

Raggiungere lo status di grande Artista presenta innumerevoli vantaggi e un habitué come Roman Polanski lo sa bene. Tuttavia, assieme alla fama crescono anche le aspettative di quel pubblico che, in cambio della beatitudine olimpica concessa al fortunato regista, pretende che ogni film sia migliore del precedente o che almeno non gli sia inferiore.

Quello che non so di lei non è solo il ventunesimo film di Roman Polanski, ma anche l’ultimo di una cospicua serie di thriller e il terzo incentrato su uno scrittore o sul suo libro. Sono molti i confronti che quest’opera è chiamata a sostenere, seppure involontariamente o inconsciamente, e l’impossibilità di dimenticare il nome del regista ne influenza ulteriormente la visione e il giudizio.

Se si guarda Quello che non so di lei unicamente dalla prospettiva di un film di Roman Polanski, questa visione limitante non potrà che esitare in un giudizio freddo e disincantato, poiché è vero che l’opera si piega di fronte al paragone con altre precedenti.

Considerata invece per quel che è, questa misteriosa storia di una famosa scrittrice e del suo ambiguo rapporto con una fan si rivela un thriller dai risvolti interessanti, fedele alle convenzioni del genere ma anche privo del timore di disattenderle.

La stessa dialettica fedeltà-innovazione si ritrova nella scelta di Polanski di affrontare tematiche già esplorate in altri suoi film (“Cul-de-sac”, “Repulsione” e “Rosemary’s baby”) ma, e per la prima volta, attraverso il conflitto fra due donne.

L’opera ruota attorno all’incontro-scontro fra le protagoniste, splendidamente interpretate da Emmanuelle Seigner ed Eva Green, e la devozione di Polanski a queste è tale da lasciare che i gesti e gli sguardi delle due interpreti abbiano sempre il modo di esprimersi in tutta la loro ampiezza, a costo di optare per una regia semplice, umile e meno esplicitamente autoriale.

D’altro canto Polanski sa bene che, seppure ci lasci un po’ delusi, continueremo ad andare a vedere i suoi film e a ritrovarvi le tracce nascoste della sua mente creativa.

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