Ready Player One

La nostra recensione di Ready Player One, il nuovo film di Steven Spielberg nelle nostre sale dal 28 marzo
READY PLAYER ONE

A ventisette anni da oggi e in un mondo sovrappopolato, gran parte della popolazione si è riversata in massa in un enorme videogame chiamato OASIS. Un po’ come il nostro Second Life di tanti anni fa, OASIS è più di un videogame, è una piattaforma intorno alla quale gravitano interessi ludici ed economici . Immaginate un mondo in cui potete sciare sulle piramidi o scalare l’Everest con Batman, essere un ninja o un mostro gigantesco, gareggiare contro King Kong e un T-Rex o semplicemente girare per spazi sconfinati. Questo è OASIS, ed è in pericolo.

Dopo la sua morte James Halliday, creatore di OASIS insieme ad Ogden Morrow (una coppia parzialmente ispirata a Steve Jobs e Steve Wozniak), decide di lasciare la sua creazione in eredità al primo giocatore in grado di trovare tre chiavi nascoste all’interno del gioco in altrettanti enigmi basati su citazioni nerd e geek. Inizia così la caccia, un fenomeno di massa che smuove i giocatori più accaniti, chiamati Gunter, e i Sixers, “soldati” mandati sul campo dalla IOI, la multinazionale guidata da Nolan Sorrento intenzionata ad accaparrarsi il dominio su OASIS per trasformarla in una macchina da soldi.

Una storia come quella di Ready Player One sembra nata per essere portata al cinema, ma soprattutto sembra nata per chi ama il cinema. Nonostante il cuore del romanzo di Ernest Cline sia un enorme realtà virtuale chiama OASIS, quello messo in piedi da Steven Spielberg è un enorme tributo al cinema più puro, all’intrattenimento nella sua forma più primordiale e spensierata.

La caccia degli Altissimi Cinque è una girandola di citazioni e riferimenti, di momenti visivamente maestosi e di “spielberg face” in cui il regista si muove con maestria, riuscendo a bilanciare un racconto per nostalgici con una storia adrenalinica in cui le nuove generazioni sfidano le mire capitaliste delle vecchie, cercando di sovvertire l’ingiusto ordine di una civiltà in rovina. Solamente Steven Spielberg poteva dirigere un film del genere, soltanto lui poteva immergersi nel mare di parole scritto da Ernest Cline ed uscirne asciutto, finendo per migliorare il romanzo originale con un adattamento furbo e ben scritto. Questo perché Steven Spielberg è James Halliday e Wade Watts, è quindi allo stesso tempo l’artefice di un immaginario collettivo fatto di film e colui desideroso di conservarlo. Ready Player One è questo, un tributo alla passione più pura, un bellissimo omaggio di Steven Spielberg per noi “giocatori” di un enorme partita.

Ready Player One
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Ready Player One
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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