Revenant – Redivivo

Iñárritu mette in scena un impianto visivo da 10 e lode, ma pecca nell'eccessiva ricerca del bello
Revenant

Pochi giri di parole: Revenant – Redivivo è un gran bel film. Un lavoro puro, sudato (e non solo metaforicamente), accurato e totale. Ma è un capolavoro? Forse no. Iñárritu – reduce da un’annata straordinaria che lo ha visto trionfare agli scorsi Oscar con Birdman – crea un racconto le cui immagini entusiasmano, senza però riuscire a scavare nelle emozioni di chi le guarda. Come un quadro che si ammira ma non si ama.

La mano del regista e l’occhio di Emmanuel Lubezki – straordinario Direttore della Fotografia – mettono in scena un impianto visivo da 10 e lode. Le lunghe sequenze e i primi piani invasivi sono espedienti efficaci per realizzare l’obiettivo principale del film: mischiare sogno e realtà attraverso la storia di un uomo al limite della vita, ma immortale nella tenacia. Impossibile non citare a questo proposito The Tree of Life di Terrence Malick, a cui Iñárritu sembra proprio essersi ispirato. Hugh Glass è semplicemente un cacciatore, un redivivo, ma soprattutto un padre, alle prese con i fantasmi del passato.

Revenant – Redivivo non è una pellicola sulla parola. Il regista punta ai corpi: li distrugge, li annienta tra sangue e fango, senza monologhi o dialoghi da citare negli stati Facebook. Ed è proprio all’apice del racconto che pecca nell’eccessiva ricerca del sensazionale, cadendo in un mero esercizio di stile riassunto in: guardate quanto sono bravo. Avremmo risposto comunque sì, nonostante tutto odori di già visto.

Leonardo DiCaprio interpreta un protagonista martoriato nella pelle e nella ragione, bravissimo nella rappresentazione del dolore. Ma una passeggiata di salute per uno come lui, abituato a lunghe sceneggiature e non alla tradizione odierna, che vede gli attori cimentarsi in personaggi con pochissime battute, un passo prima del silenzio. Tom Hardy – co-protagonista villain – gli tiene brillantemente testa.

La vera sovrana della pellicola rimane comunque la luce. Totalmente naturale, per volere di Lubezki, avvolge la storia e scandisce le fasi del lungo viaggio di Glass verso la vendetta. Emozionanti – ma non c’era nemmeno bisogno di dirlo – le musiche di Ryūichi Sakamoto, perfette per il minimalismo audio amato da Iñárritu, già apprezzato in Birdman.

 

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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
5 Commenti su questo post
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    Revenant – Redivivo: il documentario del dietro le quinte – abovetheline.it
    22 Gennaio 2016 at 17:08
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    […] Revenant – Redivivo […]

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    Legend: Tom Hardy nel poster ufficiale italiano – abovetheline.it
    1 Febbraio 2016 at 11:43
    Rispondi

    […] Revenant – Redivivo […]

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    Leonardo DiCaprio protagonista di Conquest – abovetheline.it
    7 Febbraio 2016 at 13:01
    Rispondi

    […] vedrà come protagonista l’attore Leonardo DiCaprio, che si riunirà al co-sceneggiatore di The Revenant, Mark L. Smith, che scriverà questo nuovo […]

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    paolo
    15 Febbraio 2016 at 17:59
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    Per chi ama le emozioni forti – in parte – per chi ama la vecchia frontiera. Un vago ricordo dell’epopea ‘Balla coi lupi’ di Costneriana memoria. Deciso il ‘transert’ bidimensionale dell’indimenticabile ‘GLADIATORE’ del buon vecchio SCOTT. I sogni si inseriscono nella realtà giungendo a dare i ‘warning’ del possibile pericolo. Lo scontro catartico ‘truculento’ – nel rispetto della tratto del film – nel finale che, a differenza di ‘Balla coi lupi’, presenta l’imprevedibile non da ‘…e tutti vissero felici e contenti’. Per la sua crudezza, per le continue ‘sliding doors’ tra sogno e realtà (ma il buon Leonardo ci ha già abituato a questi temi) e per la fotografia…lo rivedrei

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    Iñárritu realizzerà un corto in realtà virtuale – abovetheline.it
    28 Settembre 2016 at 19:34
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    […] i due hanno fatto incetta di premi alle ultime due edizioni degli Oscar, prima con Birdman, poi con The Revenant (Lubezki aveva già vinto il suo primo premio Oscar per la “miglior fotografia” nel 2014 […]

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