Rocketman – La Recensione

La recensione di Rocketman, biopic su Elton John, con Taron Egerton nei panni dell'iconico artista...
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Partiamo subito con un dato di fatto: Rocketman è un gioiellino del tutto inaspettato.

Il successo di Bohemian Rhapsody – il biopic sui Queen amato dal pubblico e un po’ meno dalla critica – è ancora vivo e il paragone tra i due titoli era inevitabile. Tuttavia, dai primissimi minuti, Rocketman svela la propria natura: un vero e proprio musical nascosto dietro la definizione di film biografico.

Se con Rami Malek il progetto puntava al sensazionalismo dato dalla somiglianza fisica, Rocketman incentra tutto sulle reali vicende vissute da Elton John, tra famiglia disfunzionale ed eccessi. Taron Egerton è magnifico nel ruolo dell’icona inglese e ha dalla sua un fattore non da poco: canta sul serio, donandoci momenti musicali (e coreografici) entusiasmanti.

Le atmosfere politically correct e, se vogliamo, disneyane presenti in Bohemian Rhapsody vengono scartate a priori nella pellicola di Dexter Fletcher, lo stesso regista di entrambi i film. Elton John, che ha supervisionato l’operazione, non ha paura di palesare la sua discesa nell’alcool e nelle droghe, ma anzi intende sottolineare il brillante superamento del baratro.

L’interpretazione di Egerton, in questo senso, è pura recitazione e non una mera imitazione data dalla ricerca spasmodica di assomigliare al protagonista. Ottimi anche i comprimari, tra tutti Jamie Bell (l’ex Billy Elliot) nei panni del paroliere Bernie Taupin e Bryce Dallas Howard, nelle vesti dell’eccentrica madre del cantante.

Come dicevamo, Rocketman ci regala grandi sequenze di intrattenimento e commozione. I brani più celebri ci sono tutti, contestualizzati in specifici momenti della carriera dell’artista, dal Conservatorio, all’ascesa (e declino) di questo immenso personaggio. Il racconto va a ritroso, partendo da una clinica riabilitativa in cui il cantante ricorda le esperienze che lo hanno portato fin lì.

Accanto ai pregi, però, il film non è esente da difetti. La scrittura rimane piatta e la noia, dopo la prima metà, è dietro l’angolo. Al di là dello spettacolo risiede infatti una certa dose di banalità e retorica, comune un po’ a tutti i biopic.

Non sappiamo se avrà il medesimo successo del suo predecessore, ma confidiamo nel gusto degli spettatori: un titolo imperdibile.




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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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