RomaFF11 – Captain Fantastic

La nostra recensione di Captain Fantastic, il film con Viggo Mortensen presentato alla Festa del Cinema di Roma
Captain Fantastic

Se c’è una cosa da riconoscere a Viggo Mortensen, è sicuramente quella di avere un grande coraggio nello scegliere i suoi ruoli. Dopo essere stato uno dei protagonisti della saga de Il Signore degli Anelli, l’attore americano ha sempre scelto con estrema libertà i suoi progetti, optando spesso per idee coraggiose e “fuori dalle righe”. È il caso di Captain Fantastic, ritorno nel lungo dell’attore Matt Ross (Gavin Belson nella serie Silicon Valley), qui alle prese con una dramedy dal sapore indie, al cui centro troviamo temi come la normalità o la famiglia.

Dopo aver portato a vivere nella foresta i suoi sei figli, Ben dovrà ben presto rendersi conto che quella che lui considerava la normalità, l’unico stile di vita possibile basato su concetti come la sopravvivenza o l’autosostenibilità, è ben lontano dall’idea di normale del resto mondo. Ben istruisce i propri figlii personalmente, gli regala armi e festeggia con loro il compleanno di Chomsky invece del Natale. Una realtà che sembra andare bene ai ragazzi, che hanno nomi inventati dai loro genitori per essere unici, finché questa non si scontrerà necessariamente con quella del mondo esterno, innescando una lunga riflessione sul senso della normalità e sulla labilità del suo significato. Non ci sono buoni o cattivi in Captain Fantastic, ma solamente esseri umani convinti delle proprie idee, convenzionali o non convenzionali che siano. Le scelte di Ben sono quelle di un uomo chiuso a riccio davanti alle difficoltà della vita, spaventato dal mondo reale a tal punto da rifugiarsi al di fuori di questo. La qualità principale di Captain Fantastic sta propriò qui, nella sua capacità di non dare una connotazione precisa ai suoi protagonisti, ma di portarci di volta in volta, di scena in scena, a schierarci per uno o per l’altro. Questa ottima idea narrativa sembra però sgonfiarsi davanti ad un carattere troppo servile del film, sempre eccessivamente buono verso il pubblico, accontantandolo con scelte narrative banali e scontate, sacrificando il messaggio di fondo per percorrere la via della leggerezza tipica di un certo cinema indie. La messa in scena di Ross sembra rifarsi proprio a quel tipo di cinema, rievocando in alcuni momenti un immaginario tipico di registi come Wes Anderson, riempiendo i propri personaggi di abiti bizzarri e colorati, in continuo contrasto con la grigia normalità di chi li circonda. Il tutto per un film gradevole, ma che non riesce a dare nulla di più di una visione leggera ma un po’ troppo illusoria.

Captain Fantastic
6
Captain Fantastic
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    6
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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