RomaFF11 – La tartaruga rossa

La recensione del film d'animazione La tartaruga rossa, frutto della collaborazione tra Francia e Giappone
La tartaruga rossa

Animazione per adulti. Un concetto di cui si è sentito molto parlare negli ultimi giorni grazie a un cortometraggio, realizzato da due animatori Pixar, finito su Vimeo. Dato il contenuto, metà della stampa e del pubblico ha iniziato a gridare “finalmente l’animazione si rivolge agli adulti“. Ora, questo è un concetto ridicolo: basterebbe analizzare gli ultimi dieci anni di storia del cinema per riscontrare l’assurdità di tale affermazione, o anche dare un’occhiata a quanto offerto dai videogames da molti anni a questa parte. Oppure, prendere in esame l’ultimo titolo presentato alla Festa del Cinema di Roma, La tartaruga rossa.

Un uomo emerge lottando da un mare in tempesta, arrancando sulla spiaggia di un’isola deserta. I suoi numerosi tentativi di abbandonare la terra solitaria vengono puntualmente arrestati da una enorme e misteriosa tartaruga rossa. Quando, esasperato, decide di vendicarsi uccidendola da essa emergerà una misteriosa donna dalla fulgida chioma rubino. Frutto di una collaborazione tra due realtà lontane, l’europea Francia e il Giappone dello Studio Ghibli, La tartaruga rossa si affaccia sulle sponde del cinema d’animazione per raccontare la sua parabola sulla creazione.

Come in un racconto biblico, gli ottanta minuti muti (accompagnati solo dalla splendida partitura musicale di Laurent Perez) descrivono un cerchio della vita universale e inarrestabile. Si tratta di una forma di intrattenimento che trascende i confini dello storytelling, pur rimanendone fortemente ancorati, in favore di una poesia fatta di musica e suoni. Sostenuto da un sound editing eccezionale, ogni singolo rumore o suono è importante e perfettamente spalmato nel racconto, La Tartaruga Rossa guarda negli occhi lo spettatore e racconta la storia di tutte le storie. Siamo dalle parti di un cinema che ricorda molto quello di Terrence Malick, con una cura della fotografia superba (forse la migliore mai vista in un film d’animazione) e un character design semplice e lineare. Vi siete mai persi nella vostra vita? Questa la domanda da cui il regista Michel Dudok de Wit sembra aver fissato il proprio punto di partenza, arrivando a orchestrare un’opera matura e filosofica che lascia qualcosa su cui riflettere per giorni. L’antitesi del cinema usa a getta: un manuale di cosa significhi l’arte come rifugio per poi, infine, trovare la forza di accettare l’inevitabile percorso che la vita ha in serbo per noi. Nascita, vita e morte in un paradiso terrestre animato dalla forza dell’esistenza.

 

La Tartaruga Rossa
9
La Tartaruga Rossa
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Matteo Novelli

Nel tempo libero picchio i cinefili con la spocchia a colpi di Morandini.
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