RomaFF11 – The Accountant

Direttamente dalla Festa del Cinema di Roma, arriva la nostra recensione di The Accountant, il nuovo film di Gavin O'Connor con protagonista Ben Affleck
The Accountant

Esistono due Christian Wolff in The Accountant. Il primo è un mite contabile della ZZZ Accountaint (non proprio il nome più adatto per farsi trovare sulle Pagine Gialle), controlla le finanze di un’anziana coppia di fattori e vive per conto proprio in un villino su misura per uno: una forchetta, un coltello, un cucchiaio ed un garage in cui entra perfettamente solo una macchina, il suo SUV. L’altro Christian Wolff è sempre un contabile, ma invece di lavorare con una coppia che fa delle collane in casa lo fa con assassini, narcotrafficanti e pericolosi criminali. Tiene i ricordi della sua vita in una roulotte nascosta in un deposito, spostandosi di paese in paese al termine di ogni missione. Trentasette viaggi in quattordici anni quando era bambino, uno ad ogni lavoro compiuto adesso che è adulto. Entrambi i Christian Wolff sono affetti da autismo ad alto funzionamento, entrambi sono dei geni della matematica ed entrambi sono i protagonisti di The Accountant, il nuovo film di Gavin O’Connor.

La doppia natura del protagonista è alla base del nuovo film di O’Connor, un’opera densa e strabordante. C’è il protagonista interpretato da Ben Affleck, ci sono i due agenti del Dipartimento del Tesoro (J.K. Simmons e Cynthia Addai-Robinson), l’interesse sentimentale di Anna Kendrick e tanti altri volti in un immenso mosaico le cui tessere sembrano non riuscire a combaciare. O’Connor inizia con il thriller per poi perdere il ritmo dell’azione, trascinando lo spettatore in un susseguirsi di sottotrame e flashback, un turbinio di scene che sembrano non aggiungere nulla di concreto alla trama. Non c’è l’adrenalina di Jason Bourne e nemmeno la perizia de La Grande Scommessa, l’action e l’intreccio finanziario sembrano due treni su due binari ben più che paralleli, lontanissimi l’uno dall’altro. L’iperattività narrativa della sceneggiatura di Bill Dubuque (già al lavoro su The Judge con Robert Downey Jr.) affosa un film dalle ottime presemesse, in cui un Ben Affleck nei panni di un killer autistico aveva tutte le carte in regola per catturare l’attenzione del pubblico con la sua estrema fisicità. O’Connor dal canto suo prova a dare un tocco personale al film, ritrovando il tema del rapporto tra fratelli già visto in Warrior e dimostrandosi capace di dirigere un cast folto di talenti come quello di The Accountant.

La paura e l’indecisione sembrano però dominare nel lavoro di O’Connor. Il terrore di abbracciare il genere action e portarlo avanti, preferendo ibridare il proprio film con un insieme di generi che non riescono a funzionare insieme ed accontentando l’insensata curiosità dello spettatore con delle scelte narrative che finiscono per affossare il prodotto. The Accountant è un film condannato al limbro del purgatorio: non abbastanza brutto per essere odiato, ma non abbastanza buono da poter essere adorato quanto avrei voluto.

The Accountant
5
The Accountant
  • Voto
    5
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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