Sausage Party

La vita di una salsiccia e di un panino, amanti scritti nelle stelle, messi in pericolo da quello che si nasconde fuori dal supermercato: la recensione di Sausage Party
Sausage Party

#FoodPorn. Si tratta di uno degli hashtag più famosi e usati sul popolare social network Instagram, ma se affiancato al nuovo film della cricca di Seth Rogen ne diventa la perfetta sintesi. Lo spunto è lo stesso che ha dato vita a Toy Story e al recente Pets, cosa fanno i prodotti che ogni giorno compriamo e consumiamo al supermercato quando non li vediamo? Normalmente niente, ma l’intuizione vincente di Sausage Party è quella di immaginare il supermercato -e i relativi scaffali- come un microcosmo della società contemporanea. Ecco quindi panini, salsicce, condimenti e vegetali vari prendere vita esprimendo interessi, desideri e pulsioni sessuali. Su quest’ultime, il film e la scrittura calcano la mano tra doppi sensi e riferimenti più che espliciti. L’immaginario concepito dal film d’animazione, non assolutamente consigliabile ai bambini, è allegro e colorato: ironico come l’inno sacro del supermercato sia stato scritto da Alan Menken, ovvero il padre dei tanti testi dei classici Disney degli anni novanta.

Sausage Party racconta l’epopea di questi alimenti e oggetti sfruttando le debolezze e le caratteristiche che ci appartengono. Essere scelti dallo scaffale dagli dei (i clienti paganti) diventa l’aspirazione a una beata vita eterna, in realtà condanna a morte. Su questo si tengono in piedi gli scaffali, tra una fede cieca e risoluta e dogmi di tipo sessuale da non violare per non attirare le ire delle divinità. Fa sorridere come questa irriverente pellicola faccia ironia su quelle che sono le nostre paure e i nostri paletti. Tra elementi splatter e scene horror, il film racchiude un bellissimo messaggio di eguaglianza e libertà sessuale: la scena finale è la prova tangibile di tutti gli elementi portati avanti in corso d’opera. Purtroppo, Sausage Party accusa un tipo di umorismo costellato da idee incredibili e geniali (Stephen Hawking, la caratterizzazione data dal contesto) per poi perdersi in un turpiloquio che alla lunga stanca e annoia. La regia in alcuni punti non sembra particolarmente ispirata, e il ritmo generale viene di molto diluito da gag messe lì solo per cercare di causare un’ilarità incontrollata allo spettatore. Sarebbe stato meglio lavorare su alcuni passaggi poco convincenti, come un villain che risulta non necessario per una storia che sa già quale sentiero percorrere. Una critica sfacciata e impertinente all’essere umano consumista, che divora e ingoia senza pietà facendosi scudo di un’ipocrita onnipotenza.

Sausage Party
6
Sausage Party
  • voto
    6
Categorie
FeaturedNewsRecensioni
Nessun Commento

Rispondi

*

*

ABOUT US

CONSIGLIATI

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy Read More, dove trovi maggiori informazioni e anche indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy, dove trovi maggiori informazioni e le indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Continua