Shazam! – La Recensione

La recensione del film diretto da David F. Sandberg, con Zachary Levi nei panni del supereroe DC...
Shazam!

Abbandonati i pomposi oceani di Aquaman, la Warner Bros. continua la sua corrente supereroistica con il godibilissimo Shazam!, cambiando drasticamente i colori. Non più i grigi gotici di snyderiana memoria, ma sfumature sgargianti, fluorescenti come il fulmine dell’eroe protagonista.

Il film diretto da David F. Sandberg – che, pensate un po’, si è fatto le ossa nell’horror – ha i tratti tipici del cinema d’intrattenimento anni 80 e 90, aiutato da un cast per lo più Under 16. Ci troviamo davanti ad una pellicola mai pretenziosa, che punta a focalizzarsi non tanto sul sensazionalismo del genere, bensì sui suoi personaggi. Un lavoro, questo, spesso snobbato dall’universo cinematografico DC e che non poche volte ha generato aspre critiche.

Shazam! sveste i panni del cinecomic tradizionale preferendo, a ragione, quelli del viaggio di formazione dell’eroe. Proprio per questi motivi, e per un tono scanzonato e dinamico che strizza l’occhio ai cugini della Marvel, il film è abbastanza atipico rispetto ai predecessori del DCEU. I caratteri canonici del supereroe, bellissimo e infallibile, qui sono annullati dalla scelta di affidare la parte principale ad un ottimo Zachary Levi, del tutto ignaro della sua potenza: un beniamino letteralmente vittima degli eventi e mai auto-referenziale. Apprezzatissima e coerente, in tal senso, l’ironia sulle consuete frasi ad effetto pronunciate dai personaggi di questo filone cinematografico. Un buon modo per prendere in giro il passato e al contempo se stessi.

Il gruppo di ragazzini funziona alla grande e il villain interpretato da Mark Strong è caratterizzato inaspettatamente più del dovuto, ma passa in secondo piano, forse in terzo. La motivazione è semplice: sono i concetti di famiglia e di appartenenza i veri fulcri della pellicola, non il conflitto tra bene e male. Una chiave di lettura che appare lampante solo nell’ultimo stralcio, quando la svolta dell’intreccio narrativo è affidata all’unione, a discapito del successo individuale.

Una piacevole sorpresa: di cliché, diciamolo, le sale ne sono già colme.



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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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