Sicilian Ghost Story

La recensione del film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza in uscita il 18 maggio
Sicilian Ghost Story

Un bambino scompare, un bosco, qualcuno che lo cerca disperatamente. Pare Stranger Things e invece è Sicilian Ghost Story, diretto dagli italiani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. In sala dal 18 maggio, il film apre la Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2017. La storia è quella di due bambini: Giuseppe, che sparisce nel nulla, e Luna che fa di tutto per trovarlo pur essendo ostacolata da molti perché la famiglia del desaparecido non ha propriamente il sangue blu.

Nel trailer del film a un certo punto si legge: “I Fratelli Grimm incontrano Cosa Nostra“. Quindi, sulla scia de I Peggiori o Lo chiamavano Jeeg Robot, abbiamo di nuovo mischiato i generi? In questo caso il mafia movie e la favola per bambini? Assolutamente no.

Pur avvalendosi della fotografia di Luca Bigazzi (che lavora con Sorrentino da Le conseguenze dell’amore), il film combina la letale esposizione da brutta fiction di Rai 1 con velleità e voluttà artistiche mai soddisfatte neanche per sbaglio: la ripresa iniziale in una grotta con la mdp (macchina da presa, nda) in continuo e insensato movimento è già fastidiosamente programmatica.

In aggiunta a ciò, la mancanza assoluta di ritmo. Il film dura 120 minuti (!), e dopo un quarto d’ora se non siamo dalle parti di Malick poco ci manca. Sicilian Ghost Story è noioso e lento come la melassa. Ogni inquadratura di ogni scena dura sempre più del dovuto, in una cornice di indoolenza che uccide il racconto fin nella culla.

Infine, la protagonista, Julia Jedlikowska: la vera tortura del film è dover stare tutto il tempo con lei. Parlare di recitazione è azzardato, si può soltanto menzionare il fastidio trasmesso dal suo approccio a un personaggio (diamo a Cesare quel che è di Cesare) scritto talmente male da gridare pietà. Perché a un certo punto si tinge i capelli di blu? E perché li rasa a zero invece levare la tintura? Mistero.

Sicilian Ghost Story i Fratelli Grimm e Cosa Nostra forse li incontra dopo una lobotomizzazione. Noi prima portiamo questa roba all’estero e poi ci stupiamo del primo episodio di Master of None 2.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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