Stanlio e Ollio – La recensione

La bombetta al cinema è molto più che un semplice accessorio da indossare; investito di significato è divenuto simbolo di acume intellettuale (Watson in Sherlock Holmes) o divertimento dal...
Stanlio e Ollio

La bombetta al cinema è molto più che un semplice accessorio da indossare; investito di significato è divenuto simbolo di acume intellettuale (Watson in Sherlock Holmes) o divertimento dal sapore agrodolce (Charlot). Un’importanza tale la sua da superare a volte la fama del personaggio che lo indossa e a cui (non) è più riferibile come mero attributo iconografico.

Quando però quella bombetta copre il capo di due personaggi come Stan Laurel e Oliver “Babe” Hardy, lo spettatore è investito da un’onda nostalgica, dolce come il ricordo di infanzia e salata per le lacrime di commozione che riempiono gli occhi al pensiero di quelle giornate passate in salotto con la tv accesa e in onda le (dis)avventure della coppia strampalata di comici.
Un sodalizio artistico dalla caratura prestigiosa e indistruttibile il loro e che ora rivive nel film Stanlio e Ollio.
Quello diretto da Jon S. Baird segue l’onda inarrestabile dei biopic dedicati a personaggi leggendari dell’immaginario culturale universale (Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, Elton John nel prossimo Rocketman) eppure alle risate a cui ci hanno abituati, i protagonisti incarnati da due straordinari John C. Reilly (I fratelli Sisters, in uscita il 2 maggio) e Steve Coogan (Philomena) riempiono lo schermo di un’aura malinconica e un lato più introspettivo di cui molti – affezionati e non – sono rimasti fino adesso all’oscuro.
Stanlio e Ollio, analogamente alla Nora Desmond di Viale del tramonto, sono figli del tempo che cambia inesorabile. A differenza della protagonista eternata dall’obiettivo di Billy Wilder, i due comici erano persone reali, uomini in carne e ossa che dopo aver toccato l’apice conoscono il freddo della terra raggiunta in seguito a una caduta inattesa e alquanto rovinosa. Se la loro stella continua a brillare fulgida e luminosa ancora oggi, strappando una risata a spettatori assuefatti da ogni tipologia di prodotto audio-visivo, vi è stato un tempo in cui Stanlio e Ollio non erano altro che l’ombra del loro successo passato. Vivevano cioè di luce riflessa di tempi andati, e ogniqualvolta la luce – questa volta del palcoscenico – tornava a illuminarli, erano poche le risate che dalla platea giungevano in risposta alle loro gag.
Nel mondo dominato dalla TV, dalle pubblicità e dai volti di attori perfetti degli anni Cinquanta, il pubblico, quello giovane e artefice di una rivoluzione mediatica, non riconosce più il mito di Stanlio e Ollio.
Al teatro si preferiscono le sale cinematografiche, e ai due comici subentrano nella classifica di gradimento nuove leve come Jerry Lewis e Dean Martin, o Gianni e Pinotto. Se il film di Baird riesce pertanto a comunicare questa visione disillusa, ma mai arrendevole, che spinge i due a tornare insieme nonostante l’età e le condizioni critiche di salute per provare ancora una volta a incantare i propri spettatori, è soprattutto grazie alle performance dei suoi attori: John C. Reilly e Steve Coogan sono incredibili. Non ci sono altri termini per definirli. Al di là della somiglianza fisica con i loro personaggi (merito anche di protesi e svariate sedute di trucco) è soprattutto negli occhi e nella mimica gestuale ed espressiva dei due interpreti che si ritrova tutta la potenza empatica e commovente di questo film. Se ne deve essere accorto anche lo stesso regista, il quale mette da parte virtuosismi e movimenti di macchina azzardati per lasciare la propria cinepresa al servizio di questi due straordinari attori.
Il vero pregio di Stanlio e Ollio è da ritrovarsi dunque sul recupero e rinnovamento della materia lasciata in eredità dal duo: la sceneggiatura è un alternarsi di buone e divertenti gag verbali e la riproposizione di quelle storiche (gestuali soprattutto, basti pensare al tie-twiddle di Ollio). Stanlio e Ollio è un film di cuore più che di tecnica; un’opera che nasconde non-detti e possibili rotture dietro a flebili sorrisi. Una lettera d’amore verso una comicità che non c’è più e a due dei maggiori fautori della sua immortalità.  

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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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