T2: Trainspotting

Il ritorno al cinema di Renton, Spud, Sick Boy e Begbie: la recensione per T2: Trainspotting di Danny Boyle. Dal 22 febbraio al cinema.
t2 trainspotting

Si corre ancora, come vent’anni fa, all’inizio di questo nuovo Trainspotting. Ma in palestra.

Ne è passato di tempo dal 1996, anno in cui abbiamo visto sbarcare al cinema i personaggi creati dallo scrittore Irvine Welsh (che tanto della sua fama deve al film tratto dal suo romanzo, nonostante le diversità tra copia cartacea e cinematografica). Il ritorno di Mark Renton a Edimburgo, dopo il tradimento compiuto ai danni dei suo compagni di merende, ha un doppio significato.  Sulle note appena accennate di Perfect Day Danny Boyle ci mostra i fantasmi del passato, sottolinea l’effetto malinconia dei bei tempi andati con una colonna sonora continuamente bloccata: i brani storici ci sono, sono remix impallati su un 45 giri che fatica a compiere il cerchio che porta alla diffusione del suono. T2: Trainspotting non è un adattamento di Porno, il romanzo che riprendeva le fila di Trainspotting, ma è un vero e proprio revival. Come va di moda di recente, e di questo concetto ne porta tutto il peso e il rispetto necessario. Forse anche troppo, dato che il ricordo rischia di schiacciare il presente.

Il tempo e i suoi cambiamenti, l’eterno scorrere di questo elemento che scandisce il ritmo delle nostre giornate sembra essere messo al centro da Danny Boyle. Come un’ellisse dall’ampio raggio, si fanno giri enormi per ritornare al punto di partenza. In questo sequel le vicende del primo film sembrano non essere mai state dimenticate, in mezzo ci sono vent’anni ma le fila si ricollegano immediatamente: la reunion è fisica, feroce, commovente e senza esclusione di colpi. Non importa che sia una scazzottata o un proposito di vendetta, a Boyle interessa raccontare la sensazione di una riunione di ricordi e corpi: se il primo film si concludeva con un tradimento, questo punta al perdono. La regia psichedelica al limite dello spot commerciale è libera di scatenarsi, ci sono sequenze che vivono di luce al neon e di un montaggio che azzarda, mescola, infarcisce di suoni, parole e sensazioni. Un film in 3d nel vero senso del termine, dato che si punta alla fusione di tre dimensioni diverse. Purtroppo però questa nuova avventura a Edimburgo non aggira del tutto il suo rischio maggiore, essere schiacciato dal film precedente a cui guarda con eccessiva riverenza. Forse è proprio questo il senso di questo T2: Trainspotting, raccontarci dei personaggi che proprio non riescono ad andare avanti, bloccati in un loop a cui non possono (e probabilmente non vogliono) smettere di aggrapparsi. Lo dice Spud, il personaggio che più di tutti riesce a trovare nuovo corso nel film, in una scena: “Sei qui per nostalgia. Quale altro momento vuoi rivisitare?”.

Note: La colonna sonora rimarca il concetto, remixando vecchi brani e fornendone nuovi. Il doppiaggio italiano è stato molto attento a riproporre le stesse voci ai personaggi, i cultori apprezzeranno.

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