Tenet – La Recensione

La nostra recensione del nuovo film di Christopher Nolan, con John David Washington e Robert Pattinson a capitanare il cast...
Tenet

Ce ne ha messo di tempo, ma alla fine è arrivato, portandosi dietro la più alta carica di aspettative di sempre per un film targato Christopher Nolan. Complici i continui rimandi causa Covid, complice l’amore del grande pubblico nei confronti del regista britannico – pop e autoriale al contempo, come solo lui è stato in grado di essere nell’ultimo ventennio – Tenet approda in sala con un duplice compito: riaprire il cinema mondiale e, soprattutto, non deludere.

Gli stilemi della filmografia nolaniana rispondono all’appello. Algida atmosfera, precisione registica millimetrica, estetica visiva all’ennesima potenza. Un film bello da morire, non c’è dubbio, ma dove conduce spesso il piacere dell’occhio? A nascondere l’essenziale, la colonna portante di ogni pellicola destinata a rimanere nel cuore: una solida scrittura.

Tenet è un film complicato, non per i temi trattati – in questo caso fisica e vari paradossi temporali, che necessitano sì di attenzione, ma possono essere compresi da molti – bensì per il modo di raccontarli. A volte i dialoghi appaiono ostici, leziosi e sbrigativi, creando una dicotomia non indifferente con le invece accurate ed entusiasmanti scene d’azione. In sostanza, il parlato rompe la dinamica, sbrodolando letteralmente i tempi e l’attenzione dello spettatore. Pratica batte teoria, uno a zero.

Si parte in lentezza, tanto che la pellicola ingrana solo dopo un’ora e mezza circa, quando scopre tutte le carte dell’intrigo. Tuttavia, chi ha già un po’ di dimestichezza con i film a tema viaggio temporale, potrebbe cogliere snodi narrativi ben prima del dovuto. Che la ricerca del “complicato”, marchio di fabbrica di Nolan, sia ormai diventata un’arma a doppio taglio? Che si sia tramutata in un gioco banale ed autoreferenziale? Non possiamo ancora dirlo, ma il rischio di non sorprendersi più è già dietro l’angolo.

Ottima la coppia principale, formata da John David Washington – in primis – e da Robert Pattinson (sempre in parte in qualsiasi ruolo gli affidino, ma come fa?). La chimica tra i due funziona così bene che il regista si permette anche il lusso di inserire una leggerissima vena ironica, dettaglio alquanto raro in un suo film. Avrebbe potuto calcare ancora di più la mano, ma ci accontentiamo. Il percorso del Protagonista, interpretato da Washington, è un percorso scandito dal libero arbitrio: personaggio inizialmente inerme e vittima degli eventi, conclude la sua storyline con l’autoaffermazione di sé. Chiudendo il cerchio come ogni eroe che si rispetti.

In conclusione, dopo il realismo bellico di Dunkirk, Nolan torna con Tenet allo spionaggio fantascientifico – quasi uno 007 alla sua maniera – intrattenendo, incuriosendo e regalandoci un’esperienza visiva monumentale e anche giocosa, senza tuttavia risvegliare a pieno il pathos dello spettatore, di certo non aiutato da un finale che grida anticlimax da ogni poro. Stiamo rimpiangendo la trottola di Inception? Forse, ma bentornato Nolan.

Bentornato cinema.


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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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