The Conjuring – Il Caso Enfield

James Wan non delude e sforna l'ennesimo riuscitissimo Horror. Quanti reparti di cardiologia riempirà?
The Conjuring

Breve dialogo prima della visione:

– Ragazzi, è un film di James Wan, ci divertiremo.
– Ok ragazzi, è un Horror di 2 ore e un quarto, buonanotte.

Quale di queste due affermazioni è stata poi smentita? Facile dirlo. The Conjuring 2 parte e finisce col botto, in un’epoca in cui tutti hanno già visto tutto. Dopo il primo illuminante capitolo della serie, uscito nel 2013 col sottotitolo L’Evocazione, il creatore di Saw ed Insidious torna ad autoproclamarsi Re del Brivido, nonostante la parentesi blockbusteriana di Furious7, vista da molti come l’ingaggio per pagarsi il mutuo. I punti di forza della pellicola sono molteplici e cercheremo di riassumerli così: il film fa paura perché la sceneggiatura non ha buchi. Ci scuserete, ma non siamo abituati.

The Conjuring 2 strizza l’occhio ai capisaldi del genere, da L’Esorcita a Poltergeist, e introduce fatti realmente accaduti. Nel 1977, nel borgo londinese di Enfield, l’11enne Janet Hodgson venne presa di mira dallo spirito di un uomo, morto tempo prima nella stessa casa. Possessioni, dispetti e consuete levitazioni notturne accesero i riflettori su questa comune famiglia inglese, destando non poche perplessità. Nel bel mezzo del caos, ecco giungere in soccorso dagli states i coniugi ghostbusters Ed e Lorraine Warren, già impegnati coi propri fantasmi (in tutti i sensi) del passato.

Insomma, la trama è delle più consuete, ma non il modus operandi della macchina da presa. La regia si muove ferma, chiara e lineare attraverso due storie parallele: i Warren, e gli Hodgson. I primi tormentati dai riflettori, dallo scetticismo di chi non crede nei loro poteri e dalla voglia di normalità; i secondi, invisibili, tormentati dalla routine e dai problemi economici. Questa dicotomia è risolta anche dai diversi filtri in cui le storyline sono immerse: chiara, giallognola per la famiglia americana, blu, spenta, per quella inglese. James Wan crea due film in uno e abbraccia tutti i personaggi, donando una funzionalissima tridimensionalità. Ci scuserete ancora, non siamo abituati.

Ma è la capacità di tenere alta la tensione la vera protagonista di The Conjuring 2: come in Rosemary’s Baby di Polanski, il non visto vale più del mostrato. Gli stacchi di camera da una parte all’altra (magistrale la scena dello specchio in cantina), o inquadrature sostenute su punti in cui potrebbe o dovrebbe apparire qualcosa, sono all’ordine della pellicola e non si dimostrano mai forzate. Così come la trovata di donare al vero villain della storia le fattezze di una suora: un’ironica blasfemia che è già cult, speriamo anche per il tizio colto da infarto.

Un riuscito mix di generi, dal brivido al dramma famigliare, e di musiche, da London Calling dei The Clash ad Elvis Presley. Un film completo che non punta solo allo spavento, ma anche e soprattutto alla sua qualità.

The Conjuring - Il Caso Enfield
8
The Conjuring - Il Caso Enfield
  • 8
Categorie
FeaturedNewsRecensioni
Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
2 Commenti su questo post
  • Avatar
    Andrei Macedo
    30 Giugno 2016 at 6:13
    Rispondi

    Nice =D

  • Avatar
    The Conjuring 2, i francesi lo tolgono dalle sale: "Troppe urla isteriche" – abovetheline.it
    8 Luglio 2016 at 19:52
    Rispondi

    […] The Conjuring – Il Caso Enfield […]

  • Rispondi

    *

    *

    ABOUT US

    Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy Read More, dove trovi maggiori informazioni e anche indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni

    Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy, dove trovi maggiori informazioni e le indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

    Continua