The Greatest Showman

La recensione del musical con Hugh Jackman, da Natale al cinema
The Greatest Showman
DF-07720 – P.T. Barnum (Hugh Jackman) comes alive with the oddities in Twentieth Century Fox’s THE GREATEST SHOWMAN.

The Greatest Showman ci pone innanzitutto un quesito: che vita avrà un altro musical nell’anno di La La Land? È tutto da scoprire. Il film esce in Italia il 25 dicembre, e anche in altri paesi la distribuzione è prevista per questo slot temporale. Interrogarsi sul riscontro che il prodotto avrà, ad esempio sul piano economico (100 milioni circa di budget) è legittimo; paragonarlo all’opera di Chazelle meno. Il film condivide col musical con Ryan Gosling ed Emma Stone gli autori e compositori delle musiche, Pasek & Paul (al secolo Benj Pasek e Justin Paul), e nulla più.

Per godersi The Greatest Showman basta evitare di fare paragoni alti: non aspettatevi che scombussoli le vostre vite o la vostra percezione artistica, non accadrà. Il film assolve alla funzione primaria richiesta dal genere: intrattiene. Senza pretese, nonostante i difetti. Facciamo un passo indietro.

Il regista è Michael Gracey, al suo primo lungometraggio dopo tanta pubblicità. Il protagonista è Hugh Jackman, che ha smesso gli artigli di Wolverine per darsi al canto e al ballo. La storia è quella di P. T. Barnum, imprenditore e circense che radunò una serie di freak, dal nano alla donna barbuta all’uomo pelosissimo (che sembra Chewbacca), li mise insieme per una serie di spettacoli che col tempo si evolsero nel circo così come lo conosciamo noi.

Nel cast figurano anche Michelle Williams (la moglie di Barnum), Rebecca FergusonZendaya e soprattutto Zac Efron, nei panni di Philip Carlyle, partner di Barnum. Sì, Zac Efron: un ruolo serio per lui dopo tanto trash, nell’anno di Baywatch.

I numeri musicali sono buoni, la colonna sonora è su Spotify e siamo sicuri che non potrete farne a meno. Lo script è scritta da Jenny Bicks e Bill Condon, quest’ultimo regista del live action de La Bella e la Bestia. I difetti del film risiedono proprio a livello di sceneggiatura: Barnum va e viene, lascia i circensi e va da una cantante, poi lascia la cantante e torna dai circensi, senza che le motivazioni interiori del personaggio vengano rese in maniera comprensibile agli occhi dello spettatore.

C’è qualche buco di sceneggiatura, eppure The Greatest Showman in qualche modo, stranamente, regge. È un prodotto godibile per trascorrere un paio d’ore di spensieratezza. C’è di peggio, molto peggio in giro.

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NewsRecensioni
Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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