The Hateful Eight

Tarantino torna con una pièce teatrale che reinventa il suo genere: il pulp. Tutto in formato Ultra Panavision 70mm.
The Hateful Eight

The Hateful Eight è otto volte Quentin.

Ecco, potremmo riassumere così il nuovo film di Tarantino. Questa sua ottava pellicola è contemporaneamente sia tutta la filmografia del regista, che non. È la sua opera più matura, tra le righe quella più politicamente impegnata, ma è soprattutto una nuova virata verso un genere da lui prediletto: il pulp.

The Hateful Eight

Overture

Inizia così l’originale pellicola girata in ultra panavision 70 mm. Ci invita ad aspettare che s’alzi il sipario su questo nuovo spettacolo con il primo pezzo originale composto dal maestro Ennio Morricone: 3.40 minuti di puro godimento e il viaggio nella tempesta di neve del Wyoming può iniziare. Ci aspettano tre ore su questo palcoscenico.

Sì, perchè Tarantino lavora al chiuso, in uno spazio ristretto. È poco il confronto col minutaggio a cui sono riservate le scene nella diligenza, il resto si svolgerà all’interno dell’Emporio di Minnie dove le tipiche citazioni si sprecherebbero, tra Ombre Rosse di John Ford e il suo stesso Le Iene, se non fosse che Quentin questa volta va oltre il mero e classico citazionismo. Ingiustamente paragonato ad un più maturo Reservoir Dogs, The Hateful Eight ha in comune col primo film del regista solo i protagonisti, di nuovo otto, e l’ambientazione che sta stretta. Per il resto, non solo c’è tanta politica – anche se dei film di Tarantino lo si dice sempre, ma in questo caso c’è la testimonianza di una lettera scritta da Abramo Lincoln ad un nero -,  ma nel suo essere pulp la pellicola vira verso uscite che ricordano un possibile thriller o un horror: c’è Kurt Russell che, dopo La Cosa, si ritrova di nuovo fra la neve e non sa di chi fidarsi, accompagnato da tracce musicali del film di Carpenter rimaneggiate dallo stesso Morricone; c’è Jennifer Jason Leigh che con gli occhi iniettati di sangue richiama l’Esorcista, anche grazie all’inserimento di un pezzo scritto sempre dal Maestro per il secondo capitolo del cult horror; infine un pizzico di gore tra vomiti di sangue, cervella che esplodono e braccia mozzate che rimangono a penzoloni. Così facendo il regista reinventa il cavallo da battaglia “pulp”: iperdialogico e claustrofobico, dal ritmo serrato ma che lascia la presa anche se un po’ strattonando.

Intermission

Quindici minuti di pausa dopo un colpo di scena, ed è la voce dello stesso Tarantino a reintrodurci la storia da dove ci eravamo fermati: puoi quasi vederlo lì, a fare l’imbonitore di un teatro popolare, foglio alla mano a porre le basi per il nuovo atto – o come sempre nei suoi film, per il nuovo capitolo. A reggere il gioco ci sono al di sopra di tutti Samuel L. Jackson, che stravince col monologo sul suo nero e lungo “johnson“, e Walter Goggings; ma a conti fatti nessuno vien da meno tra feticci e non (rivedere Tim Roth e sentire il suo accento vale tanto).

The Hateful Eight

Il tutto gloriosamente condito dalla peculiarità della pellicola. Il formato 70mm giova tantissimo a quei pochi esterni presenti nel film, tanto che la neve e il cielo sembrano avere un’unica tinta. Grazie al sapiente lavoro del direttore della fotografia, Robert Richardson, la luce rimbalza su qualsiasi cosa incontri nell’inquadratura come un riverbero, un’illuminazione continua accentuata proprio dall’uso di questa pellicola. Rimane fondamentale per questo formato l’utilizzo di due piani narrativi, dove non importa cosa sia messo a fuoco, se il primo piano o lo sfondo, l’azione non si interrompe mai giocando anche con la suspense di alcune scene. Il colore del sangue, soprattutto nel finale, rimane forse l’elemento più dinamico su questi 70mm.

Stacco dopo stacco, utilizzando tecniche di montaggio tipiche di un tempo (sembra quasi di poter percepire i tagli della pellicola), ci avviciniamo forse al finale più atipico dell’intera filmografia di Tarantino: chi sono i buoni e chi i cattivi? Chi vince? In questa sorta di happy ending, quasi sicuramente il vincitore morale è Quentin che ha profetizzato il termine della sua carriera tra soli due film, consapevole per questo di avere sulle spalle grandi aspettative per i lavori futuri.

Perchè se fino a questo momento Tarantino aveva lavorato costruendosi quella fama di citazionista, di personaggio “nerd” che vedeva uno spaghetti-western di Leone, prendeva la macchina da presa e lavorava pensando solo a riproporre i film preferiti, ora a conti fatti e a film completato potrebbe esclamare “questo è il film che volevo fare.”

 

The Hateful Eight
9
The Hateful Eight
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Davide Merola

Classe '95. Affamato più di serie tv, ma costantemente perso tra i film anni '80 e quelli del Sundance. Ce la mette tutta per sembrare serio.
5 Commenti su questo post
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    Jennifer Jason Leight in trattativa per Annihilation – abovetheline.it
    11 Febbraio 2016 at 11:27
    Rispondi

    […] The Hateful Eight […]

  • Avatar
    Morricone ancora in coppia con Tarantino – abovetheline.it
    18 Febbraio 2016 at 17:12
    Rispondi

    […] il regista statunitense, ha inoltre precisato che la loro collaborazione potrebbe non esaurirsi con The Hateful Eight: “Tarantino – racconta Morricone – mi ha già detto che ci sarà un altro film e […]

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    Gli 8 personaggi più folli di Quentin Tarantino – abovetheline.it
    23 Febbraio 2016 at 14:53
    Rispondi

    […] del pubblico, fin dalla loro prima comparsa sullo schermo. Da Le Iene fino alla sua ultima fatica The Hateful Eight, il regista statunitense ci ha abituato bene: agli straordinari protagonisti delle sue opere ha […]

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    Tarantino: "Perché l'Academy non nomina mai i miei costumisti?" – abovetheline.it
    25 Febbraio 2016 at 14:10
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    […] ha sempre una buona parola per tutti. Il regista di The Hateful Eight torna polemico, dopo la famosa sfuriata contro Star Wars. Stavolta però, si rivolge […]

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    11 Settembre 2016 at 8:33
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