The Legend of Tarzan

La recensione del film di David Yates con Alexander Skarsgard, Margot Robbie, Christoph Waltz e Samuel L. Jackson: dal 14 luglio al cinema.
The Legend of Tarzan

David Yates torna dietro la macchina da presa a cinque anni da Harry Potter e i Doni della Morte: Parte 2. Dopo aver diviso i fan del maghetto, che hanno amato o odiato il suo approccio alla saga, il reigsta ha deciso di concedersi una inusuale parentesi prima di ritornare nel mondo di magia nato dalla mente di J. K. Rowling.

Riportare al cinema il personaggio di Tarzan, nel 2016 e in un orizzonte cinematografico fatto di franchise e universi condivisi, è senz’altro degno di nota. Ci girerò poco intorno: le aspettative verso questo The Legend of Tarzan erano pari a zero, e invece il film offre uno spettacolo più che dignitoso. La storia riprende il mito originale, quello della serie di romanzi di Edgar Rice Burroughs, per lanciare l’eroe in corsa in una nuova vicenda. Assistiamo infatti a quello che è, a tutti gli effetti, un film d’avventura vecchio stile, con un tema romantico di fondo e un mondo da salvare (l’Africa) in nome dei più nobili ideali. Yates deve avere una passione per gli attori stoici, così dopo Daniel Radcliffe affida all’Alexander Skarsgard di True Blood il ruolo dell’uomo scimmia. Civilizzato e in doppio petto solo all’apparenza, il Tarzan di Yates è statuario e alla riscoperta del suo lato selvaggio, a lungo represso e celato. Una leggenda, per l’appunto, pronto a risvegliarsi quando un malvagio colonialista interpretato da Christoph Waltz si fa avanti nella sua terra di formazione. Non è una pellicola che insegue alcun elemento di novità, la trama molto semplicemente ricalca quella di una damigella in pericolo e di un mondo da salvare solo grazie alle capacità di un eroe straordinario.

David Yates inquadra al suo meglio i momenti intimi, il tocco di una mano, l’annusare alla scoperta di qualcosa di nuovo, lo sguardo di una pupilla dilatata: nelle analessi dedicate al personaggio c’è la parte migliore di The Legend of Tarzan, muta e dal color ocra. Certo, altri e più abili registi avrebbero risolto diversamente molti momenti del film (come lo scontro corpo a corpo nel vagone del treno), dove a volte la regia si dimostra pigra e con una cgi incerta non sempre all’altezza. Paradossalmente è forse il miglior attore del cast, sulla carta, a incarnare il difetto più grande di questo Tarzan: siamo stanchi di vedere affidato a Waltz spettri rimasticati di quello che fu il suo personaggio in Bastardi Senza Gloria. The Legend of Tarzan è un adventure movie con grande cuore, che affronta (a volte anche fin troppo gratuitamente) il tema del razzismo e dell’accettazione di se stessi. Potrebbero risultare elementi scontati e banali, ma alla luce degli ultimi eventi di cronaca nazionale ed internazionale ben vengano film per le masse capaci di trasmettere simili concetti. Insomma, il cinema disastroso è ben altro.

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