The Place

La nostra recensione di The Place, il nuovo film di Paolo Genovese in sala dal prossimo 9 novembre
the place

Un uomo senza nome si trova tutti i giorni allo stesso posto dello stesso bar. Davanti a lui si alternano una serie di personaggi pronti a sedersi davanti all’uomo misterioso che, in cambio di un favore, pare possa esaudire qualsiasi desiderio. Dopo il successo di Perfetti Sconosciuti, con The Place Paolo Genovese passa all’adattamento cinematografico della serie del 2011 The Booth ad the End, mettendo da parte qualsiasi tipo di velleità registica e portando in scena uno spettacolo quasi teatrale.

Un’unica location, un montaggio esagerato e un cast corale che vorrebbe raccontare i lati oscuri dell’animo umano ma che finisce inevitabilmente per appiattire uno spunto di trama interessante. Rimanendo fin troppo fedele alla fonte originale, il film di Genovese gioca un pericoloso gioco al togliere, finendo per mostrare al pubblico un prodotto ridotto all’osso, in cui dialoghi e personaggi rischiano di rimanere in piedi solamente grazie alle abilità dei loro interpreti. Ed è così che escono fuori le disparità tra trame ed interpretazioni, lasciando così che il film presti il fianco a più di una critica. Se Alessandro Borghi e Valerio Mastandrea sono due piacevoli certezze, Marco Giallini e Rocco Papaleo finiscono per portare in scena dei personaggi mai credibili, spesso troppo caricati per riuscire a riempire i vuoti lasciati da una struttura narrativa tutt’altro che impeccabile. Se è vero che ogni personaggio è la maschera di una precisa condizione umana, è altrettanto vero che l’idea faustiana che da il la alla vicenda si sgonfia progressivamente, fino a diventare un pretesto privo di fascino.

The Place
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The Place
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NewsRecensioni
Francesco Martino

Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Ha collaborato con Prismo, Vice e Dude Mag. Scrive su Serial Minds e in edicola su Il Mucchio.
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