The Silent Man

Liam Neeson è Mark Felt, la talpa dello scandalo Watergate che portò alle dimissioni del Presidente Nixon. Ecco la recensione

L’ossessione degli americani per le storie di spionaggio e per la pubblicazione di dossier governativi top secret è cosa ormai ben nota. Basti vedere come in un brevissimo arco di tempo Hollywood abbia sfornato ben due film riguardo questa “patologia”: The Post di Steven Spielberg, incentrato sul caso dei Pentagon Papers e quest’ultimo, The Silent Man di Peter Landesman, sullo scandalo Watergate. Se il primo tratta l’argomento assumendo il punto di vista di una redazione giornalistica, il secondo, invece, lo fa innalzandosi ai piani alti, scomodando l’FBI e la Casa Bianca. A differenza di The Post, però, a The Silent Man manca l’ardore.

La pellicola segue la storia di Mark Felt, vicedirettore dell’FBI conosciuto come “Gola profonda”, soprannome assegnatogli per aver trafugato importanti documenti sullo scandalo intercettazioni che portò il Presidente Nixon alle dimissioni nel 1974. Il suo vero temperamento è messo in scena fin dai primi minuti della pellicola, in una sequenza durante la quale Felt dimostra di avere il coltello dalla parte del manico. “Tutti i più importanti pettegolezzi passano da me, quando un politico viene visto con una donna che non è sua moglie, o con un altro uomo…”, sentenzia così di fronte ai funzionari del Presidente che l’hanno convocato per discutere sull’operato di J. Hoover (direttore della FBI), un’arringa che finisce però per risultare più una minaccia che una conversazione diplomatica.

Freddo e impenetrabile, Felt così finisce per risultare più che il buono, il cattivo della storia, rendendo difficile la partecipazione emotiva da parte dello spettatore. A niente valgono le brevi incursioni nella vita quotidiana dell’uomo, il suo rapporto con la moglie e la fuga di una figlia. Per tutto il film lo si vede destreggiarsi con astuzia tra i funzionari della Casa Bianca che cercano di ostacolarlo, senza però quel fuoco, quella passione che attanaglia chi crede nei propri valori e ideali. Sebbene vanti un bravo Liam Neeson, The Silent Man fallisce proprio dove The Post invece riesce: trasmettere le ansie, i conflitti interiori e la responsabilità morale dei suoi protagonisti.

Neeson è così costretto a portarsi sulle proprie spalle un film senza infamia e senza lode, piatto e privo di quell’acme narrativo che tiene desta la curiosità del pubblico.

 

 

 

The Silent Man
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