The VVitch

Arriva domani nelle sale italiane The VVitch, l'horror stregonesco di Robert Eggers vincitore della miglior regia al Sundance del 2015
The VVitch

Il sottotitolo di The VVitch è “A New-England Folktale”, la chiave di lettura del film vincitore della miglior regia al Sundance Film Festival viene offerta proprio qui.

Un racconto dell’orrore che ha radice nel folclore popolare, nelle credenze di una fede distorta dal fanatismo che soccombe alla superstizione. Una famiglia coloniale è costretta a lasciare la propria comunità nel Nuovo Mondo per la superbia del loro capofamiglia, allontanandosi ai margini di una foresta dove sembra albergare una sinistra presenza. Il racconto popolare orchestrato alla perfezione da Robert Eggers, nuova giovane promessa da tenere d’occhio, ha il sapore di quelle storie nere raccontante intorno al fuoco. L’incipit del film abbaglia con la sua angoscia, con i suoi tagli precisi e con un ritratto della situazione e dei personaggi che arriva in pochi minuti: l’orrore si consuma fuori campo, in una dimensione che non ci è data esplorare. Si gioca tutto sul suggerire, sul descrivere senza mostrare attraverso un uso del sonoro preciso come raramente se ne trovano nel cinema contemporaneo. Proprio attraverso le voci dei propri personaggi e sul particolare accento adottato, una visione in lingua originale è praticamente obbligata, si fonda l’altra parte del lavoro a cui Eggers dedica i suoi particolari. Le voci del film sono importanti, profonde come quella di Ralph Ineson o puberali come quella dei giovani Harvey Scrimshaw e Anya Taylor-Joy. Su di lei si apre la prima inquadratura e si chiude l’ultima, completando un cerchio dalle molteplici chiavi di lettura. Rifacendosi a una messa in scena vicina al cinema di Kubrick, il parente più prossimo del film è da ricercarsi nella folle solitudine di Shining, The VVitch sfrutta l’etichetta horror per avvicinarsi a quella del documentario. La sessualità, che aleggia sempre tra i protagonisti prendendo forma più volte nel film, e la pressione di un mondo in cui le risposte arrivano prima delle domande sono gli elementi reali che finiscono per fondersi al sovrannaturale, alla strega del titolo. C’è davvero una strega nel bosco? Fino all’ultimo non riusciamo a essere del tutto sicuri che quello che sta accadendo sullo schermo sia realtà o follia, una visione distorta in cui le credenze contaminano la mente dei protagonisti.

The VVitch si candida prepotentemente a miglior film dell’anno, spostando il suo modo di fare horror dall’altra parte della grande barricata che sembra contraddistinguere il cinema di questo genere: quello più commerciale, capitanato da James Wan, e quello più ricercato, che trova la sua forma in questo genere di opere. Si cede il passo al jumpscare usa e getta in favore di sensazioni e dubbi che avvelenano la mente dello spettatore anche giorni dopo la visione.  Siamo lontani dall’esperimento, con cui di solito vengono etichettati gli esordienti borderline, e più vicini al capolavoro.

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Matteo Novelli

Nel tempo libero picchio i cinefili con la spocchia a colpi di Morandini.
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