Thor: Ragnarok

Il film sarà nelle sale a partire dal 25 ottobre
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Per iniziare a parlare di Thor: Ragnarok si potrebbe citare quel famoso passaggio dell’Antico Testamento in cui si diceva che “le colpe dei padri ricadono sui figli” e riempirlo di una colorata follia pop. Alla fine la terza avventura del Dio del Tuono parte proprio da lì, dalle ripercussioni delle scelte fatte da Odino e dalle conseguenze che Thor e Loki dovranno pagare, finendo per ritrovarsi al centro di un buddy movie intergalattico distante qualche miliardo di chilometri da quanto visto nei due film precedenti dedicati al personaggio di Chris Hemsworth.

Per distanziare il più possibile Ragnarok da quanto visto in precedenza, ai Marvel Studios si è deciso di affidare il film a Taika Waititi, lasciando che la verve del regista neozelandese trasportasse Thor e compagni all’interno di una comicità ben diversa da quella che siamo abituati a vedere nei film Marvel Studios. In un mondo in cui si cerca di rendere i propri film sempre più dark, Waititi ha deciso di trasformare il suo film in una macchina spara-battute, in cui ogni situazione viaggia ad un ritmo esagerato e folle. Contrariamente a quanto fatto in precedenza, in cui la vena comica compariva in modo più o meno casuale all’interno del film risultando spesso fastidiosa e inadatta, in Thor: Ragnarok la battuta dura 135 minuti, diventando la chiave stilistica del film. La struttura del film finisce inevitabilmente per mettere in secondo piano la trama, in cui la minaccia dell’imminente Ragnarok diventa un motivo per portare i protagonisti all’interno delle situazioni più assurde, dal coloratissimo pianeta Sakaar fino ai più familiari palazzi dorati di Asgard. I puristi del ciclo fumettistico storceranno la bocca, ma i meno intransigenti scorgeranno l’intelligenza usata per trasformare il catastrofico evento del Ragnarok in un pretesto utile non solo a creare situazioni sempre diverse, ma anche a darci il film che più di tutti porta avanti la storia di Thor.

Il cuore del film rimane comunque la dinamica comica tra gli attori, decisamente a proprio agio nello stile folle ed esaltato di Waititi. Lo stesso che ritroviamo nelle scene d’azione, poche ma buone, e nella caratterizzazione degli stessi personaggi. In questo senso Korg è un po’ l’emblema della nuova gestione delle avventure del Dio del Tuono: interpretato in mo-cap dallo stesso Waititi, il personaggio è un gladiatore idealista dai desideri rivoluzionari, un enorme ammasso di pietra con una vocina sottile. Nulla di mai visto, ma sicuramente inedito nei canoni del cinecomic. Rimane il rimpianto per una Cate Blanchett da compitino in una prova che non riesce ad andare oltre lo stereotipo del villain, con tutti i pregi e i difetti del caso. Una grande presenza scenica sgonfiata da un personaggio che sa un po’ di già visto nelle motivazioni.

Il migliore tra la trilogia dedicata al personaggio, Thor: Ragnarok è un cinecomic che porta a tutti gli effetti la firma del suo regista. Una firma folle e colorata, che trasforma le avventure del Dio del Tuono in una comedy kitsch e iperattiva sconsigliata agli amanti del cinecomic dark a tutti i costi.

 

Thor: Ragnarok
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Thor: Ragnarok
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Francesco Martino

Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Ha collaborato con Prismo, Vice e Dude Mag. Scrive su Serial Minds e in edicola su Il Mucchio.
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