Tornare a vincere – La Recensione

Ben Affleck dà il meglio di sé in una storia con delle similitudini con la sua vita reale, ma il risultato finale è un film riuscito a metà...
Tornare a vincere

Gavin O’Connor continua il sodalizio con Ben Affleck in Tornare a vincere, dramma sportivo poco sportivo e molto drammatico in cui l’ex Batman ci crede tantissimo, forse perché è una storia con più di una similitudine con l’ultimo difficile periodo passato dall’attore, tra il divorzio e l’alcolismo.

Non siamo lontani da Warrior, altro film di Gavin O’Connor dove uno sport, il pugilato, si faceva metafora di scontri (letterali) tra fratelli. Nella storia di Tom Hardy e Joel Edgerton però le due componenti erano perfettamente amalgamate e non si sovrastavano a vicenda. Tornare a vincere compie invece questo errore: prima film sportivo in cui un outcast (Ben Affleck) accetta di prendere le redini della squadra di basket (altri outcast) del suo vecchio liceo, anche per combattere il demone dell’alcolismo che incombe su di lui; poi film drammatico in cui scopriamo il motivo della chiusura di Jack Cunningham – il personaggio interpretato da Ben Affleck – verso tutti, compresa la sua famiglia, cioè la morte prematura di un figlio portato via da un tumore. Indovinate in quale di queste parti l’attore dà il meglio di sé?

Forse perché la storia voleva concentrarsi a priori sul dramma, forse perché lo stesso Ben Affleck si immerge talmente tanto in questo ruolo, magari per esorcizzare un vero e brutto periodo della sua vita, Tornare a vincere funziona solo nella seconda parte del film e di più sul finale, ma non è sufficiente per giustificare un dramma che racconta due storie diverse di cui la prima sembra ricalcare addirittura qualche accento disneyano del concetto di “rivincita”. Peccato perché sembrava l’occasione per Gavin O’Connor di darci un sequel spirituale di Warrior, ma non tutti i mali vengono per nuocere: se questa prova recitativa significa per Ben Affleck essersi lasciato alle spalle il periodo del Pipistrello di Gotham, ben venga. Noi siamo pronti ad accogliere il suo ritorno a braccia aperte.

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Davide Merola

Classe '95. Affamato più di serie tv, ma costantemente perso tra i film anni '80 e quelli del Sundance. Ce la mette tutta per sembrare serio.
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