Troppa Grazia

Gianni Zanasi torna al cinema con un nuovo, complesso film da regista. Qui la nostra recensione
Troppa Grazia

C’è qualcosa di poetico nella regia di Gianni Zanasi; un’eleganza di racconto mescolata con sapienza e abilità a un’analisi della realtà sincera, ma allo stesso tempo delicata e onirica. La produzione del regista emiliano è dunque paragonabile a una cometa che passa illuminando il cielo della cinematografia italiana con un bagliore accecante, proprio come accecante è l’asteroide che irrompe sulla scena nei minuti iniziali del suo nuovo film Troppa Grazia.

Di grazia il regista ne ha da vendere. Pochi sarebbero riusciti a portare sullo schermo la storia di Lucia (Alba Rohrwacher), giovane geometra e madre di una ragazza adolescente, ex-compagna di un adulto bambino (Elio Germano), che dinnanzi alla negligenze altrui sul posto di lavoro, si ritrova a tu per tu con la Madonna, senza cadere nel ridicolo o nella facile retorica. Eppure Zanasi sa dove colpire i propri personaggi, caricando i loro dialoghi di un sarcasmo pungente e di una comicità involontaria, e allo stesso tempo donando a un personaggio sacro come Maria una causticità dirompente e fisicità inaspettata. Punto di incontro tra mistero e razionalità, Troppa Grazia risulta essere nella sua quasi totalità transfert riflessivo di un modo di pensare introspettivo e mentale; un veicolo diretto verso un concepimento della realtà aleatorio e spirituale, ma non per questo bizzarro. Crediamo alla storia di Lucia, riteniamo verosimile i suoi incontri divini e i dubbi circa la sua pazzia; supportate da intensi e claustrofobici primi piani, ogni risata, ogni unghia mangiata con famelico nervosismo, o mano lanciata a nascondersi tra i capelli, ridanno all’opera un’aura di realismo che fa riflettere lo spettatore circa un mondo interiore frastagliato di paure e timori, e una fede verso se stessi troppo spesso messa in discussione. Non a caso la visione mariana si presenta a Lucia proprio nel momento di maggior instabilità professionale e sentimentale della donna. Una proiezione del terremoto emotivo che dissesta il terreno intimo della donna spronandola a ricercare quella forza interiore per rialzarsi e non solo costruire una Chiesa là dove deve sorgere un impero industriale, ma mettere in piedi, mattone dopo mattone, un nuovo templio interiore. Alba Rohrwacher si conferma come una delle interpreti più interessanti nel panorama italiano. L’attrice non si limita a recitare una parte, ma studia Lucia, la interiorizza, per poi donare al proprio personaggio quel campionario di sentimenti complessi che vanno a enfatizzare il dualismo effimero tra illusione e realtà.

Eppure, sebbene le premesse iniziali auspicavano a un prodotto di eccellenza, qualcosa sembra andar storto a metà film, e la storia di Troppa Grazia inizia improvvisamente a perdersi. Indeciso su quale strada far prendere alla propria opera, Zanasi imbocca tante, troppe uscite, lasciando il proprio treno creativo deragliare fuori dai confini dell’interesse spettatoriale, per poi lasciarlo alla deriva, solo e impaurito, in balia di decine di intuizioni mai sviluppate ma solo abbozzate. Il richiamo etico ed esistenziale rivolto a Lucia si fa debole, impercettibile, mentre il caos – lo stesso che assale la protagonista e che la Madonna cerca di sconfiggere – regna sovrano.

Gianni Zanasi e il suo extra-ordinario rimane comunque qualcosa di unico nel cinema italiano di oggi. Un coraggio che merita di essere supportato e premiato, anche se non sempre del tutto vincente.

6
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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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