Tutti lo sanno

La recensione del nuovo film di Asghar Farhadi, in sala dall'8 novembre
Tutti lo sanno

Se la sandraeraimondizzazione delle carriere di Joaquin Phoenix e Rooney Mara procede a gonfie vele, con Tutti lo sanno quella di Penélope Cruz e Javier Bardem è ormai più che navigata. Stiamo parlando del nuovo film di Asghar Farhadi (se volete pronunciare correttamente il cognome, l’accento va sulla i), già Premio Oscar per Il Cliente.

Pur essendo stato presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes, Tutti lo sanno non ha raccolto consensi eclatanti: è stato anzi in parte stroncato dalla critica estera. È il primo film in lingua spagnola di Farhadi, e racconta la storia di Laura (Cruz) che parte da Buenos Aires alla volta di Madrid per partecipare a un matrimonio di famiglia. Laura porta con sé sua figlia adolescente, Irene, e il figlio più piccolo. Suo marito, invece, resta in Argentina. In Spagna, fra i membri di questa grande famiglia allargata c’è anche Paco (Bardem). Laura e Paco hanno avuto una storia quando erano più giovani, e alcuni segreti del passato torneranno a galla.

I cinefili più incalliti potrebbero vivere Tutti lo sanno come una fiction di Rai 1: scoperte sulla vera identità e paternità, tradimenti all’interno del nucleo familiare, madri disperate e quant’altro. È un film senza dubbio inferiore rispetto ai primi due di Fahradi, ma a conti fatti così brutto come potrebbero farvi credere. La storia regge, ed è efficace soprattutto il primo turning Point , che in sceneggiatura è il primo colpo di scena, e arriva di solito entro la prima mezz’ora per traghettare il film verso il secondo atto. Solitamente, il primo Turning Point può cambiare il genere di un film.

Il primo atto di Tutti lo sanno racconta il matrimonio, la festa con tutti i parenti, il clima di gioia e felicità collettiva. Al primo Turning Point, quando… qualcosa succede (non spolveriamo cosa), il clima di festa finisce immediatamente: piomba la tensione, l’apprensione per le sorti di un personaggio. Il dramma familiare si tinge di giallo, c’è un mistero da risolvere.
Non è niente di originale, sia ben chiaro, ma è un film più che godibile, anche a dispetto di una durata di 130 minuti: volano.

La performance drama queen della Cruz è buona, ma se il film funziona è soprattutto per Javier Bardem. Nel primo atto, quando è ancora lecito sorridere, Bardem arricchisce il personaggio con tic, smorfie e battute divertenti. Quando la situazione si fa seria, il film scava molto nel suo passato, e porta ad empatizzare con Paco. Bardem passa quindi a recitare in sottrazione, riuscendo a mantenersi in buon equilibrio fra tenerezza, malinconia, rabbia e frustrazione. Ma lui è un bravo attore… Tutti lo sanno.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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